Programma Nazionale M5S: AMBIENTE

(PARZIALE 07.07.2017)

PRINCIPI GENERALI

Introduzione del principio di sostenibilità ambientale in luogo di sviluppo sostenibile. Separazione della tutela delle risorse naturali dalla tutela della salute umana e della qualità della vita, rendendo giuridicamente rilevante qualsiasi pregiudizio recato alle risorse naturali;

Il 97% dei votanti il primo quesito ambientale sul portale Rousseau ha concordato con la necessità che le decisioni di ogni Ministero in merito a temi economici, ambientali e sociali, siano sottoposte a valutazioni vincolanti della loro sostenibilità , dell’impatto cumulativo e dell’analisi del ciclo vita, alla valutazione dell’IMPRONTA ECOLOGICA, miglioramento dell’ACCESSO ALLE INFORMAZIONI AMBIENTALI.

Bisogna calcolare il RITORNO ENERGETICO SULL’INVESTIMENTO ENERGETICO.
Si ritiene che in fase autorizzativa sia necessario valutare l’impatto cumulativo dei progetti e l’eventuale impatto sanitario
Come da proposta di legge (PDL) di revisione della seconda parte del DL 152/2006 (Testo unico ambientale): Testo

Per quanto riguarda le risorse stiamo acquisendo dati sul PIL ambientale, variabile annualmente, ma comunque di alcune centinaia di miliardi di euro annui (gestione rifiuti circa
34 miliardi di euro all’anno, dissesto idro-geologico per la sola gestione delle urgenze ed emergenze 2 miliardi di euro all’anno, sismi sono costati circa 4 miliardi di euro all’anno negli ultimi 10 anni, effetti dell’inquinamento dell’aria (studio ECBA) 48 miliardi di euro all’anno ecc); sono migliaia le attività produttive che hanno impatti ambientali e/o che traggono dall’ambiente la propria essenza, impiegando una percentuale sempre maggiore dell’occupazione per il fatto di avere un’intensità occupazionale proporzionata alla loro sostenibilità.
Vi sono poi altre attività con costi da valutare e spalmati in maniera variabile come il costo delle bonifiche, che per i soli 39 siti inquinati di interesse nazionale si aggira sugli 80 miliardi; la gestione residua dei materiali contenti amianto (circa 80 miliardi di euro complessivi) ecc.

BONIFICHE DEI SITI CONTAMINATI

Le bonifiche in Italia arrancano. Intanto i territori subiscono un continuo avanzamento dello stato di degrado e di inquinamento delle matrici ambientali oltre ai problemi di carattere socio- economico legato all’inutilizzabilità dei luoghi a fini produttivi. I problemi insiti alle procedure di bonifica possono essere ricondotti ad almeno tre ordini di fattori: individuazione del responsabile, solvibilità di quest’ultimo, lento esercizio del potere sostitutivo degli enti locali. In ossequio al principio del “chi inquina paga”, la legge proposta dal MoVimento 5 Stelle (C.3795 De Rosa), composta di 18 articoli, mira ad accelerare i procedimenti di bonifica semplificandone alcuni passaggi, definendo meglio responsabilità e metodologie, salvaguardando i controlli, sanando le attuali lacune normative e garantendo trasparenza dei dati e partecipazione dei cittadini.
Con le nostre proposte vogliamo rendere chiaro l’ambito di applicazione della normativa sulle bonifiche, armonizzandola con la normativa dei rifiuti e dando completezza ad un’attività di verifica precedentemente non regolamentata. In sintesi si propone:

1. Procedure snelle, tempi certi, controlli (eliminare per esempio la certificazione di avvenuta bonifica da parte della provincia e sostituirla con la relazione dell’ARPA, reintrodurre la progettazione per fasi;
2. Individuazione del responsabile dell’inquinamento;
3. Definizioni non interpretabili
4. Analisi di rischio (ADR), soppressione dell’AdR sito specifica con reintroduzione dell’analisi di rischio con calcolo diretto del rischio;
5. Sanare le lacune normative fra cui la necessità di verifica e la conseguente notifica di contaminazioni pregresse (contaminazioni storiche)
6. Introduzione di criteri statistici al fine di considerare la situazione della qualità del suolo nel suo complesso;
7. Aggiornamento costante valori tabellari;
8. Rendere reperibili e certi i fondi necessari alle operazioni di bonifica;
9. Garantire la gestione post mortem, rendere le fideiussioni e la quota parte degli utili indisponibili al gestore

BONIFICHE: IL CASO TERRA DEI FUOCHI

Stato Attuale

Gravissima è la situazione in cui versano gli abitanti dei comuni campani che vivono nella zona conosciuta come “terra dei fuochi”, territorio dove il fenomeno dei roghi di rifiuti tossici, appiccati da criminali senza scrupoli, sono all’ordine del giorno con conseguenze nefaste sulla salute dei cittadini.

Cosa si propone

1) Reinserire fra i SIN le seguenti aree:
– Litorale Domizio-Flegreo e Agro aversano (individuato come SIN dalla legge 9 dicembre 1998, n. 426)
– Pianura (dichiarato SIN con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare dell’11 aprile 2008)
– Bacino Idrografico del fiume Sarno (dichiarato SIN con legge 23 dicembre 2005, n. 266)
– Aree del litorale Vesuviano (individuato SIN con legge 31 luglio 2002, n. 179).

Classificate come SIN come disposto a seguito dell’entrata in vigore dell’articolo 36-bis del decreto- legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134.

2) Controllo del territorio
3) Videosorveglianza
4) Utilizzo droni
5) No inceneritori
6) Messa in sicurezza aree e bonifica
7) Indagini cliniche ed epidemiologiche
8) Registro Tumori
9) Tavolo tecnico permanente
10) Allentare patto di stabilità per Comuni nella terra dei fuochi
11) Ecoballe e Distretto del riciclo
12) Coordinamento interforze
13) Formazione del personale
14) Guardia di Finanza
15) Fondo rotativo regionale
16) Piantumazione alberi alto fusto
17) Controllo risorse Arpac
18) Inserimento del territorio della Terra dei Fuochi all’interno dei Siti ad alto rischio ambientale (S.A.R.A.)

PER UN’ALTRA GESTIONE DEI RIFIUTI POSSIBILE

La gestione dei rifiuti è scarsamente uniforme nel nostro territorio italiano, spesso a farla da padrone sono discariche, inceneritori e impianti di scarsa qualità. Il piano dell’attuale ministro dell’Ambiente prevede la costruzione di ben 12 inceneritori nuovi. Per il MoVimento 5 Stelle non solo è insostenibile ma è contraria anche all’orientamento europeo. Gli inceneritori vanno affamati non incrementati.

Nonostante la quantificazione dei rifiuti solidi urbani (RSU) e dei rifiuti speciali (RS) in Italia non sia precisa, la produzione di rifiuti in Italia è verosimilmente in calo costante da 5 anni. Secondo i rapporti ISPRA la produzione REALE di rifiuti è passata dalle oltre 162 milioni di tonnellate del 2010 alle meno di 150 milioni del 2014, con un calo costante.

Le leggi europee ci indicano le vie da intraprendere in ordine gerarchico:
1. PREVENZIONE e RIDUZIONE della produzione dei rifiuti
2. RECUPERO e RICICLO

La priorità europea è il recupero della materia rispetto al recupero energetico, le forze in campo sono da molto tempo sbilanciate a favore del recupero energetico, sia per la frazione secca del rifiuto sia per quella umida.
Il mercato deve ancora essere ben strutturato per offrire uno sbocco sicuro e remunerativo per le materie prime riciclate.

ECONOMIA CIRCOLARE E GESTIONE IMBALLAGGI

Per avviare l’Italia verso una vera e propria Economia Circolare nel campo dei rifiuti solidi urbani (materiali post-consumo) che superi lo smaltimento in discarica e tramite inceneritori, il Movimento 5 Stelle ha individuato una serie di priorità d’azione.

RIDUZIONE E COSTO AMBIENTALE

Nella produzione dei beni andrà applicato un costo che terrà conto del ciclo di vita dello stesso. Questo sarà proporzionale al costo di produzione (utilizzo di materia ed energia per produrlo) ed al futuro inquinamento ambientale, avvantaggiando così i prodotti riutilizzabili e riciclabili- compostabili e che responsabilizzano gli utenti. Oggi il contributo ambientale è previsto esclusivamente per gli imballaggi. Inserendo anche la valutazione del ciclo di vita e il pagamento in proporzione al costo ed al futuro inquinamento ambientale, verrà creato un meccanismo virtuoso che contemporaneamente farà da volano ad innovazione e tutela ambientale.
Il costo ambientale ben evidenziato in etichetta attiverà la responsabilità del consumatore che scarterà i beni a maggior impronta ambientale, e a maggior Costo Ambientale, favorendo i beni a maggior indice di riciclabilità.
Sarà il mercato e la produzione a incentivare la ricerca e la eco progettualità al fine di avere beni a minor costo ambientale ea minor impronta ambientale.

RECUPERO MATERIA

Per sviluppare ulteriormente l’Economia Circolare, la prima azione sarà mettere a punto un Piano nazionale con incentivi per l’ estensione della raccolta differenziata domiciliare ( cosiddetto ‘porta a porta’) con tariffa puntuale (meno rifiuti produci meno paghi) in tutti i Comuni d’Italia. Abbiamo svolto uno STUDIO sull’EFFICACIA TECNICA ED ECONOMICA dei METODI DI RACCOLTA dei RSU, la Raccolta Differenziata porta a porta rispetto a quella stradale è costata il 22% in meno per tonnellata di rifiuti totali gestiti, e il 17% in termini di costo per abitante. La raccolta domiciliare porta a porta spinta dà i maggiori risultati in termini di percentuale di RD e di conseguenza di riduzione dei costi.
Le filiere del riciclo di alcune materie sono strutturate da tempo ma hanno ormai bisogno di essere riviste, in particolare per quanto riguarda la gestione dei consorzi di riciclo. Ci sono alcuni materiali che attualmente per convenienza economica vengono inceneriti o messi in discarica ma potrebbero invece essere trasformate in materia, come le plastiche miste.
Misure prioritarie saranno la defiscalizzazione dell’acquisto di prodotti ricavati da queste plastiche miste, attualmente considerate degli scarti da bruciare, e di un fondo da destinare ai Comuni che intendano utilizzare questi manufatti nell’arredo urbano. Questo significa dar vita ad un nuovo mercato di imprese del riciclo e ridurre progressivamente a zero il ricorso all’incenerimento.
Sarà importante la defiscalizzazione dei prodotti privi di imballaggio e lo stop agli incentivi economici a inceneritori.
Fondamentale sarà anche favorire il compostaggio, sia attraverso l’educazione ambientale scolastica sia attraverso sgravi fiscali ad agricoltori che ricorrano ad ammendanti e fertilizzanti organici ricavati da compostaggio aerobico. Forte impulso andrà poi dato alle nuove tecnologie di recupero materia, attraverso una serie d’incentivi alla ricerca sul recupero a freddo delle plastiche miste.
Il MoVimento 5 Stelle in Parlamento ha indirizzato tutti i propri sforzi legislativi e politici per contrastare questa tendenza:

PdL modifica parte quarta dlgs 152/06 2863;
PdL responsabilità estesa del produttore, di prevenzione dei rifiuti e di gestione e riciclo post consumo dei beni, nonché istituzione dell’Agenzia nazionale per il riciclo, per la realizzazione di un sistema di economia circolare S. 2114 (http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00957265.pdf)
Pdl VUOTO A RENDERE (http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0021950.pdf)
PdL MERCATO USATO-3184 (http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0034760.pdf)
PdL COMPOSTAGGIO- 4341 (http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0050590.pdf)
Pdl mercato riciclo, 4502

ALTRI PRINCIPI GENERALI DA APPLICARE

QUANTIFICAZIONE PRECISA DEI RIFIUTI URBANI E SPECIALI;

PESATURA DEI RIFIUTI(vedi art. 1, comma 55 in legge di stabilità 2017 in cui è stato inserito emendamento del MoVimento 5 Stelle approvato su incentivi ad aziende per acquisto strumenti pesatura e tracciabilità rifiuti)
TRACCIABILITÀ
attualmente i conteggi sono arbitrari e i comuni ricevono corrispettivi pressochè casuali, Stiamo evidenziando i gravi limiti del sistema ORSO (l’Osservatorio rifiuti sovraregionale);
Aggiornamento criteri di CONTABILIZZAZIONE E CLASSIFICAZIONE PIANIFICAZIONI accorpando insieme i dati di URBANI E SPECIALI.
Il principio di prossimità, il “turismo dei rifiuti” deve cessare in particolare nel caso dei rifiuti organici è davvero paradossale vista la semplicità di gestione; per la GESTIONE DI ALCUNE CATEGORIE DI RIFIUTI (indifferenziato dopo pretrattamento per esempio), per procedere ad una dismissione graduale e programmata di inceneritori e discariche,  Programma pedagogico e andragogico, cioè formazione di bambini e adulti in tema da parte delle pubbliche amministrazioni evitando i progetti formativi proposti dai gestori di rifiuti, i quali li usano per operare una costante attività di lobbying.
Piano logistico nazionale e impiantistico nazionale (art. 16 c.1 dir. 2008/98)
Una accurata pianificazione impiantistica permetterebbe di spegnere da subito almeno 10 inceneritori sul territorio nazionale (su 41 inceneritori nazionali per Rsu)
Direttive nazionali su disciplinare di gara per affidamento servizio igiene ambientale
1. Durata del contratto di affidamento non superiore a 5 anni.
2. Possesso di un sistema di pesatura alla fonte e tracciabilità dei rifiuti raccolti
3. Trasparenza e pubblicazione on line di tutte le informazioni riguardanti la filiera, inclusi i dettagli dei costi e dei ricavi.

Recepimento indicazioni dell’ autorità antitrust su ambiti di raccolta;

Prevenzione del conflitto d’interesse;

Revisione dell’architettura generale dei sistemi di gestione dei rifiuti urbani.
Gli ambiti di raccolta, per garantire la concorrenza, dovrebbero essere non più grandi di 100000 utenze, vale a dire circa 200000 abitanti, potrebbero raggiungere al massimo 500.000 abitanti. Sempre secondo l’Antitrust le grandi città possono essere suddivise in più ambiti di raccolta: ad esempio Roma potrebbe essere suddivisa in più ambiti, ciascuno con un diverso gestore. GESTIONE DELLA RACCOLTA: secondo il nostro studio economico rifiuti pag 236-237 link
LA GESTIONE PUBBLICA FA RISPARMIARE attualmente il 7% alle utenze non domestiche, il 6% per utenza domestica, il 9% per abitante. Questo indica scarsa concorrenza.

In Italia per l’umido si ricava solo il 0,97% dei costi (2.883.352 ricavi su 296.507.886 costi) in 2253 comuni campione (17.470.743 abitanti), questo è paradossale e deve essere fatta informazione sul ruolo del compost nella produzione agroalimentare di qualità (vite per esempio) a fini di ammendante e di idratazione dei suoli, e sui costi del compost di reale qualità, e deve essere incentivato il mercato, la nostra PROPOSTA DI LEGGE PER LA GESTIONE DEL COMPOSTAGGIO DOMESTICO E DI PROSSIMITÀ, PER LA PREVENZIONE E LA GESTIONE A FILIERA CORTA DEI RIFIUTI ORGANICI si prefigge di ridurre il “turismo dei rifiuti” che nel caso dei rifiuti organici è davvero paradossale vista la semplicità di gestione.

RIFIUTI SANITARI

Lo studio del MoVimento 5 Stelle conferma minori trasporti e costi in caso di “sterilizzazione on site” e con la riduzione del volume dei rifiuti sanitari prima di inviarli a trattamento al di fuori degli impianti locali, con tempistiche legate al raggiungimento di volumi definiti e non in base alla normativa sui rifiuti sanitari visto che è già avvenuta la sterilizzazione.

RIFIUTI CONTENENTI AMIANTO

Il MoVimento 5 Stelle ha presentato la proposta di legge (AC 3664) Link al testo: che prevede di individuare soluzioni semplici e a basso costo.
In particolare miriamo alla mappatura e alla georeferenziazione in tempi brevi del materiale contenente amianto (MCA) in forma piana solida, nonché alla ricerca del MCA contenuto in varie strutture edili grazie anche al « libretto dell’amianto », che obbliga alla mappatura di tutte le eventuali strutture in amianto in caso di vendita di edifici.
Intendiamo poi procedere all’ottimizzazione della filiera di smaltimento nazionale, con l’individuazione di idonei siti di discarica; il prezzo della realizzazione è minimo, rispetto al denaro speso per avviare a siti esteri oltre 250.000 tonnellate di MCA all’anno; è necessario informare la popolazione sulla necessità di ridurre al minimo il rischio di amianto, passando anche per l’accettazione di poche strutture per ogni regione destinate ad accogliere il MCA locale (FILIERA CORTA). È necessaria una rapida bonifica del MCA, partendo dalle scuole (sono oltre 2.400 quelle contaminate da amianto secondo l’ONA) e dagli altri edifici pubblici e procedere con la ricerca per metodi di inertizzazione alternativi.

SOSTANZE PERFLUOROALCHILICHE (PFAS) E SOSTANZE EMERGENTI

I PFAS fanno parte di rifiuti da elementi alogeni, quindi sono rifiuti pericolosi, non possono essere sversati nei corpi idrici. Deve essere cessata la loro produzione, bonificate le aree inquinate e stoppato il turismo di fanghi e percolati inquinati.

BIOTRUFFE:

è necessario modificare la normativa che consente di trasformare i fanghi di depurazione in gessi di defecazione perdendo tracciabilità e controlli, così come quella che consente di inserire
ceneri di inceneritore in conglomerati cementizi che stanno inquinando suoli e falde senza neppure essere sottoposti a test di cessione.

ACQUA. RIPARTIAMO DALL’ACQUA PUBBLICA, PARTECIPATA, TRASPARENTE E DI QUALITÀ

Occuparsi di acqua significa tenere a mente e rispettare il suo ciclo integrale. Un ciclo che parte dai controlli sulla qualità delle acque e che arriva alle modalità di gestione del servizio idrico integrato, messo in discussione nonostante il referendum del 2011.
I governi che si sono succeduti in questi anni hanno portato, sotto la spinta delle lobby economiche alla guida delle Multiutility, un attacco fortissimo all’acqua come bene comune. Come? Continuando a trascurare la cura e la conservazione di questa risorsa, continuando a coprire lo scandalo delle concessioni a canoni irrisori, approvando provvedimenti volti ad incentivare la privatizzazione del servizio idrico e degli altri servizi pubblici essenziali.
Ma l’acqua è un diritto umano universale e un bene comune che va preservato e gestito con aziende speciali di diritto pubblico. E’ nostra intenzione quindi depositare nuovamente una proposta di legge che riorganizzi il servizio idrico integrato e la gestione tutta dell’acqua nel nostro Paese. Una legge che dia finalmente attuazione al referendum del 2011. Perché gli italiani hanno detto chiaramente che i profitti devono restare fuori dall’acqua e l’acqua fuori dal mercato.

POLITICHE ABITATIVE

La casa è un diritto ed è nostro compito garantirlo affinché nessuno rimanga indietro. Negli ultimi anni, infatti, la questione abitativa ha assunto una nuova centralità. L’emergenza abitativa è sempre più determinata non solo dalla domanda di alloggi di chi non ha una casa in cui vivere, ma anche da chi ha una casa e paga, con sempre maggiore difficoltà, un canone di affitto o una rata di mutuo. Questo perché al progressivo aumento dei costi per l’acquisto e l’affitto della casa si è associato un generale impoverimento delle famiglie.

Dobbiamo partire da questo contesto per definire politiche abitative serie a tutela di un’ampia fascia di cittadini.
Come? Utilizzando l’immenso patrimonio immobiliare pubblico, al momento inutilizzato, che potrebbe essere ristrutturato e riutilizzato, sostenendo progetti di auto recupero. Un modo alternativo anche per sostenere il piccolo settore edilizio e creare nuovi posti di lavoro.
Bisogna inoltre aumentare la disponibilità dei fondi già previsti nei vari piani casa approvati in questi anni, ma mai sufficienti e ben allocati. Sostenere l’Edilizia Residenziale Pubblica con politiche concrete e una revisione seria della normativa. In questo modo si bloccherebbero gli sfratti per morosità incolpevole, l’aumento degli affitti, i pignoramenti e gli sgomberi per almeno un anno al fine di consentire il passaggio di casa in casa.

RIGENERAZIONE URBANA E STOP AL CONSUMO DI SUOLO

Il suolo è un bene comune. Tramite le proprie capacità fisiche di filtrazione, di tamponamento e di trasformazione, agisce come barriera alla propagazione delle sostanze inquinanti nelle risorse idriche mentre, assorbendo grandi quantitativi delle acque piovane, funge da regolatore dei flussi idrici e di controllo degli eventi alluvionali. Un suolo di buona qualità è in grado di esplicare correttamente le proprie funzioni ecologiche, economiche, sociali garantendo la fornitura di peculiari servizi ecosistemici, ovvero i benefici che l’uomo ottiene dagli ecosistemi e necessari al proprio sostentamento (ISPRA 2016). Si ritiene, pertanto, necessario e urgente fermare il consumo di suolo, fornendo ai Comuni indicazioni chiare e strumenti utili per rivedere anche le previsioni di nuove edificazioni presenti all’interno dei piani urbanistici e territoriali già approvati. Questo non è in contrapposizione con l’auspicata ripresa del settore edilizio. Al contrario, si pone come il motore per l’edilizia di qualità, efficiente nei consumi energetici e nell’uso delle risorse ambientali (incluso il suolo), favorendo la necessaria riqualificazione urbana, oltre al riuso delle aree contaminate o dismesse, evitando il consumo di nuovo suolo. La nostra proposta si basa sulle seguenti direttrici: stop al consumo di suolo, riqualificazione funzionale, energetica e antisismica dell’esistente, demolizione e ricostruzione nelle aree dismesse e abbandonate, bonifica delle aree inquinate.

In relazione ai risultati della votazione online su Rousseau, abbiamo stabilito il seguente ordine di priorità in merito alla tematica del consumo di suolo:

1. Censimento degli immobili sfitti o abbandonati, e delle aree abbandonate o dismesse, pubbliche e private, in modo da creare un database aggiornato utilizzabile per definire le necessità e le disponibilità abitative del territorio. 12430 voti

2. Impiegare gli oneri di urbanizzazione unicamente per il finanziamento di servizi essenziali quali illuminazione, rete idrica e fognaria, aree verdi, viabilità, Al contrario di quanto accade oggi in molti comuni che svendono il suolo per coprire i buchi di bilancio. 8941 voti

3. Perimetrazione aree agricole, naturali e protette, nelle quali vietare nuovo consumo di suolo e incentivare il recupero di edifici esistenti a scopo agricolo, turistico e di educazione ambientale. 7618 voti

4. Rivalutare le grandi opere in base all’impatto sugli ecosistemi considerando l’impatto cumulativo sul consumo di suolo in quei territori già fortemente
compromessi. 5934 voti

5. Vietare nuove costruzioni su terreno non impermeabilizzato, incentivando al contempo la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente tramite l’edilizia di qualità. 1390 voti

Il Movimento 5 Stelle intende migliorare il quadro normativo sul verde pubblico con l’obiettivo di obbligare gli enti locali ad intervenire sulle cosiddette “aree residuali” – ossia le zone marginali del tessuto urbano, inutilizzabili per qualsiasi scopo e che spesso sono abbandonate all’incuria e al degrado – trasformandole in piccoli polmoni verdi, grazie alla piantumazione di alberi e altre piante, con il duplice obiettivo della riqualificazione e della mitigazione climatica.

TUTELA DEL SUOLO E IMPEGNO CONTRO IL DISSESTO IDROGEOLOGICO

Il dissesto idrogeologico è una piaga che affligge tutto il territorio nazionale. Ergo, servono fondi e programmazione a lungo termine. In nessuna altra nazione europea ci sono condizioni geologiche e geomorfologiche simili alle nostre. Un fenomeno che peggiora di anno in anno a causa delle speculazioni edilizie, della mancanza di messa in sicurezza e manutenzione del territorio, della siccità e dell’eccessivo consumo di suolo. Ogni autunno, alluvioni e frane rendono tragica una situazione che, con una seria pianificazione, un utilizzo oculato dei fondi e con l’impegno di tutte le Istituzioni locali e nazionali, si potrebbe evitare.
Appare chiaro e improcrastinabile un intervento politico di carattere normativo, organizzativo e programmatico di lungo respiro, capace di mettere a sistema le professionalità, le tecnologie e le risorse economiche disponibili. Inoltre, a livello nazionale, come regionale e locale, è necessario avviare una serie di interventi diffusi di manutenzione ordinaria e straordinaria del suolo, con una concreta corretta e consapevole cultura del rischio, capace di responsabilizzare il cittadino.

PROGRAMMA AREE INTERNE, LEGATO ALLA MESSA IN SICUREZZA DEL TERRITORIO, AI PICCOLI BORGHI, AL TURISMO, ALL’INTEGRAZIONE

In Italia i comuni con meno di 5000 abitanti sono circa il 70% del totale e sono oltre 10 milioni i cittadini che vi abitano: oltre il 50% del territorio gestito sul livello nazionale. Intervenire sui piccoli borghi significa perciò mettere in atto una vera e propria riforma in grado di incidere anche sulla vita delle grandi città. In gioco c’è una nuova idea di paese e sviluppo.
Secondo un documento di analisi molto interessante redatto dall’Anci nel 2013 appare evidente la quasi impossibilità di ripopolare i comuni con meno di 5000 abitanti se non con interventi mirati:
Basti pensare che nel 26% dei piccoli comuni manca la banda larga rendendo difficile programmare degli interventi per favorire l’insediamento abitativo e la nascita di nuove realtà economico-produttive. I piccoli centri, che spesso si trovano a più di 40 minuti di strada dalla prima città e dai servizi, sono già stati privati degli uffici postali e gli sportelli bancari e, con l’assenza della banda larga, non possono nemmeno usufruire delle opportunità che Internet mette a disposizione.
Sebbene la natalità non si scosti dal dato nazionale, attestandosi sui 8,29 nati per 1000 cittadini, é comunque evidente che nei piccoli comuni le popolazioni tendano ad invecchiare, seppur bene: infatti gli ultracentenari nei comuni sotto i 5000 abitanti sono 31 ogni 100.000 abitanti, in quelli con memo di 1000 abitanti si arriva a 45 ogni 100.000 residenti, quasi il doppio della media nazionale.
Un dato che, se da una parte denota un forte invecchiamento della popolazione, dall’altra esprime chiaramente la miglior qualità della vita rispetto alle grandi città. È importante quindi trattenere i giovani nei piccoli comuni, garantendo loro i servizi essenziali e la possibilità di poter avviare le proprie attività economiche, anche quelle legate alle tradizioni locali come l’agro-alimentare, cosa che consentirebbe anche una gestione del suolo, dei boschi e degli edifici. Ne beneficerebbe anche la comunità che non dovrebbe più sostenere i costi per la gestione straordinaria in caso di calamità naturali.
Attualmente é in discussione al Senato una legge che prevede misure per il sostegno e la valorizzazione dei comuni con popolazione fino a 5000 abitanti e dei territori montani e rurali, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici. Il testo, qualora approvato, rappresenterebbe una buona base sulla quale continuare a lavorare per raggiungere gli obiettivi che erano stati individuati nella stesura del testo originale a prima firma Terzoni, prima che venisse unificato con la proposta a prima firma Realacci.
Non si tratta di una semplice serie di interventi che si limitano a favorire l’insediamento abitativo delle piccole comunità, ma offre gli strumenti necessari ad avviare un nuovo percorso per le politiche di sviluppo del nostro paese che lascia intravedere la possibilità dell’esistenza di una diversa concezione di benessere, diversa da quelle che le politiche dei governi nazionali e regionali hanno perseguito negli ultimi decenni.
La corretta applicazione della legge, composta da 15 articoli, avrebbe un duplice effetto, andando ad influire sia sulle comunità che vivono nei piccoli borghi sia sull’opportunità offerte e messe a disposizione delle persone e delle imprese che possono trovare spazi nuovi dove vivere e in cui operare.
Intervenire sui piccoli borghi e sulle comunitá che vi abitano significa intervenire indirettamente anche alla valorizzazione dei territori: queste aree ricadono per il 66% all’interno di un’area protetta o comunque in territori montani, per cui sono spesso interessate dal problema del dissesto idrogeologico, oltre al fatto che detengono la maggior parte delle risorse idriche destinate all’uso nazionale. È necessario quindi intervenire per evitare che i problemi si amplifichino coinvolgendo il fondovalle e le aree di costa.
Per tutti questi motivi gli ambiti sui quali operare sono fondamentalmente due:

1. Riorganizzazione dei servizi anche attraverso maggiori funzionalità e possibilità di accesso mediante la rete.

2. Agevolazioni e investimenti per rendere appetibile l’insediamento di attività produttive collegate alla residenzialità. Inoltre la diffusione della banda larga collegata ad incentivi al telelavoro potrebbero far rinascere notevolmente questa realtà.

Le risorse per attuare questo piano potrebbero essere ottenute dirottando parte di quanto previsto per le opere inserite nella legge obiettivo e importanti linee di finanziamento possono derivare anche dalla destinazione dei fondi europei per lo sviluppo rurale e altri fondi comunitari disponibili.
Il complesso dell’intervento pubblico prevede in primis i due assi descritti e finanziati dalla Strategia:

Le azioni pubbliche specifiche destinate a “Progetti di sviluppo locale” finanziate prioritariamente dai programmi operativi regionali con i fondi comunitari 2014-2020 (ma anche per quanto si mostrerà praticabile con il Fondo di Sviluppo e Coesione) in base a un quadro strategico comune da esplicitare nell’Accordo di Partenariato.
Interventi di politiche settoriali ordinarie (definite a più livelli di responsabilità, nazionali e regionali), finanziate primariamente con risorse nazionali addizionali (cfr. legge di stabilità 2014, Titolo II, art. 3, commi 2-4, in corso di approvazione da parte del Parlamento), per l’adeguamento dell’offerta dei servizi essenziali di istruzione, salute e mobilità.

A queste azioni si potranno aggiungere misure nazionali, di tipo fiscale, assicurativo o di altra natura su cui da più parti sono pervenute sollecitazioni fondate e che vanno rese attuali quali strumenti operativi complementari, e forse essenziali, al successo della strategia 28. Si tratta di interventi al momento non finanziati. A questo proposito si ricordano opportunità interessanti per queste aree legate al regime del de minimis.”

Le nostre proposte sono state votate dagli iscritti su Rousseau e questi sono i risultati: votanti 18083, preferenze 36044.

I finanziamenti per la ricostruzione siano vincolati al raggiungimento di sicurezza sismica, massima efficienza energetica e minor impatto ambientale. 9839

Avviare un adeguato programma di investimenti che consenta di creare nuove opportunità imprenditoriali legate alla produzione di prodotti tipici, agroalimentari e zootecnici di qualità. 8160

Incentivare il turismo, valorizzare il territorio e le risorse naturali. 7418

Avviare un programma di defiscalizzazione per le attività produttive in modo da rilanciare la residenzialità delle aree interne e sviluppare il telelavoro. 6005

Potenziare i servizi pubblici, quali sanità e trasporti. 4622

DIFESA DEI PARCHI E DELLE AREE PROTETTE

Riforma parchi, cosa proponiamo

CONSIGLIO DIRETTIVO

Con riferimento al Consiglio direttivo la riforma proposta dall’attuale maggioranza prevede che il Consiglio Direttivo sia formato dal Presidente e da sei componenti, per i parchi il cui territorio comprende fino a venti comuni, e da otto componenti, per i parchi il cui territorio comprende più di venti comuni.

ISPRA assume un ruolo più rilevante, è vero, ma ancora una volta in assenza di nuovi oneri per lo Stato, ossia ancora una volta nuove mansioni senza i dovuti finanziari. Il Consiglio Direttivo si sbilancia tutto sulla rappresentanza politica e territoriale e imprenditoriale a discapito delle competenze scientifiche e di salvaguardia delle biodiversità.

Noi proponiamo maggiore rappresentanza per le associazioni territoriali e i soggetti competenti tecnicamente, minore rilevanza a Federparchi e ai sindaci (non competenti a livello tecnico)

DIRETTORE DEL PARCO

Proponiamo che il direttore del parco venga nominato in base alle competenze e capacità professionali possedute in relazione alla specificità dell’incarico, nell’ambito di un tema di soggetti qualificati selezionati previa procedura concorsuale per titoli, con i criteri, i requisiti e le modalità definiti con decreto del Ministro dell’ambiente

LE ROYALTIES

COSA SI PROPONE

Evitare stretta connessione tra contributi a titolo di concessioni, autorizzazioni e attività e la gestione dell’ente parco.

LA DISCIPLINA SUL CONTROLLO FAUNISTICO

COSA SI PROPONE

La gestione della fauna selvatica attraverso catture e abbattimenti selettivi deve essere finalizzata a prevenire o ridurre i danni alla biodiversità e ai servizi ecosistemici, compatibilmente con il generale obiettivo di assicurare la conservazione delle specie a livello nazionale.
Si deve evitare che la disciplina del controllo faunistico finisca per legittimare la caccia nelle aree protette, e soprattutto non condividiamo che si proceda alla vendita degli animali abbattuti o catturati.
L’azione del MoVimento 5 Stelle mirerà a una estensione della superficie interessata dalla presenza di aree protette e alla concretizzazione del progetto “Appennino parco d’Europa”, una sorta di unico corridoio ecologico in grado di percorrere tutta la crinale appenninica dalla Alpi Apuane all’Aspromonte.
E’ necessario intervenire per “costringere” le regioni a mettersi in regola e rispettare le direttive europee per quanto riguarda la gestione delle aree SIC-ZPS-ZSC e la comunicazione dello stato di conservazione secondo le scadenza dettate.

STOP ALLE TRIVELLAZIONI

Il MoVimento 5 Stelle ha come principi base la tutela degli interessi dei cittadini, dell’ambiente, degli ecosistemi e della salute, in un’ottica di una progressiva fuoriuscita e indipendenza dal mercato delle fonti energetiche fossili. Gli esiti delle votazioni su Rousseau hanno confermato questo orientamento: su 17836 votanti, 16800 hanno scelto di applicare una moratoria su tutte le nuove concessioni di stoccaggio, prospezione, ricerca e coltivazione, valutando il rispetto delle prescrizioni e aumentando le forme di garanzia e controllo sugli impianti esistenti. Nello specifico si prevede di:

1. Ripristinare il divieto di attività di ricerca, prospezione e perforazione in mare entro le 12 miglia dalla costa, dal perimetro delle aree marine protette e dagli scogli affioranti;

2. Garantire l’acquisizione e il rispetto del parere degli enti locali e dei cittadini dei territori interessati in fase di autorizzazione e di valutazione di impatto ambientale;

3. Potenziare i controlli sugli impianti esistenti, a carico delle aziende concessionarie, con il coinvolgimento di istituti di ricerca pubblici e indipendenti quali ISPRA, CNR e INGV;

4. Valutare obbligatoriamente le capacità tecnico-economiche del richiedente per far fronte a eventuali misure di compensazione di danni ambientali;

5. Vincolare gli introiti erariali, derivanti dai permessi, ad azioni di monitoraggio e contrasto dell’inquinamento marino e alla vigilanza sulla sicurezza degli impianti;

6. Rafforzare gli obblighi di dismissione e messa in sicurezza delle piattaforme a carico delle aziende concessionarie e assicurare che le compagnie petrolifere risarciscano i danni ambientali cagionati attraverso l’innalzamento delle royalty sulle attività estrattive e sulle concessioni di coltivazione in mare;

7. Sottoporre a VIA gli impianti già autorizzati e mai sottoposti a valutazione di impatto ambientale entro le 12 miglia ed estendere la VIA alle operazioni di manutenzione ordinaria;

8. Divieto assoluto per le tecniche di fracking, per l’airgun;

9. Introduzione dell’IMU per le piattaforme;

10. Promuovere una strategia comune di tutti i Paesi del Mediterraneo per una severa regolazione dello sfruttamento di giacimenti sottomarini di idrocarburi nell’intero bacino;

Per una nuova governance ambientale

CLIMA

Nel primo quesito proposto alla rete è stato fra l’altro chiesto se le decisioni di ogni Ministero in merito a temi economici, ambientali e sociali, debbano essere orientate a rispettare i limiti planetari e a contrastare i cambiamenti climatici.
La risposta favorevole al quesito implica la creazione di una cabina di regia che coordini i dicasteri competenti, un dialogo strutturato e costruttivo fra governi, comunità imprenditoriale, città, regioni, organizzazioni internazionali, società civile e istituzioni accademiche in modo da mobilitare un forte impegno nazionale e globale verso la realizzazione di società a basse emissioni di carbonio e resilienti.
Andranno individuati i settori d’azione prioritari, un percorso per l’attuazione di interventi, dovrà essere eseguita un’allocazione mirata dei Fondi strutturali europei del triennio 2017-2020.

Cooperazione internazionale e rifugiati climatici
Gli effetti degli stravolgimenti climatici provocati dall’uomo sono una causa sottovalutata e sempre più importante degli esodi e delle migrazioni.
Il Norwegian Refugee Council spiega che “nel corso degli ultimi 8 anni è stato registrato un totale di 203,4 milioni di spostamenti collegati ai disastri”. Secondo un dossier di Legambiente, il numero dei profughi ambientali nel 2015 ha superato quello dei profughi di guerra. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni ha dichiarato che entro il 2050 si raggiungeranno i 200-250 milioni di rifugiati ambientali, con una media di 6 milioni di persone costrette ogni anno a lasciare il proprio Paese a causa in particolare di conflitti scatenati da politiche diffuse e sistematiche di appropriazione di risorse (land grabbing, water grabbing).

È sempre più urgente la creazione di modelli di sviluppo sostenibile liberi dalla dipendenza delle fonti fossili.
Occorre incentivare infrastrutture verdi in grado di sequestrare carbonio e compensare in parte le emissioni di gas serra, il tema dell’alimentazione e delle scelte alimentari, riconoscendo il forte impatto ambientale legato, soprattutto, alla produzione e consumo di cibi di origine animale e dell’olio di palma.
Il raggiungimento degli obiettivi climatici ed energetici per il 2020 consentirebbe in Europa la creazione di 5 milioni di nuovi posti di lavoro, la riduzione della dipendenza da combustibili fossili e il conseguente risparmio fino a 500 miliardi di euro l’anno, a cui si aggiungerebbero ulteriori 200 miliardi per il raggiungimento degli obiettivi di efficienza energetica.
Secondo l’Oms i danni diretti alla salute causati dal clima saranno compresi tra i 2 e i 4 miliardi di dollari entro il 2030.
Gli investimenti necessari ad attuare le politiche di mitigazione porteranno a un aumento del PIL
dell’1,5%. Secondo le stime degli esperti la lotta ai cambiamenti climatici in Italia attirerà investimenti addizionali pari a 9 miliardi di euro all’anno. Le spese sanitarie legate all’inquinamento (48 miliardi secondo lo studio ECBA) e all’aumento delle temperature globali diminuiranno liberando ulteriori risorse per la crescita del Paese.

LA NOSTRA IDEA DI GOVERNANCE AMBIENTALE PREVEDE Implementazione e sostegno al nuovo SISTEMA NAZIONALE DI PROTEZIONE AMBIENTALE, LA RIORGANIZZAZIONE DEL MINISTERO DELL’AMBIENTE che prevederà fra l’altro l’internalizzazione delle competenze oggi affidate a SOGESID.
Vediamo la necessità di avere le funzioni amministrative in capo al Ministero e quelle di ricerca e intervento in capo a strutture pubbliche come ISPRA, CNR o ENEA (per citarne alcuni) che abbia effetti sia sulla trasparenza dei dati e degli atti amministrativi oltre che stabilire una più corretta attribuzione di responsabilità e di autorevolezza ad enti statali controllabili, a tutela dei cittadini e non a scopo di lucro.

SERVIZI PUBBLICI E LOCALI A MISURA DI CITTADINO

La garanzia dei diritti fondamentali essenziali è prioritaria rispetto al pareggio di bilancio, come sostiene anche la Corte Costituzionale, che nella sua sentenza del 19/12/16 n. 275 afferma che “È’ la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione.”
Da sempre, soprattutto in questa fase di grave difficoltà economica, i servizi pubblici locali svolgono la funzione importantissima di costruire e mantenere il legame essenziale tra lo Stato e i cittadini. Per questo devono essere garantiti a tutti e gestiti in modo pubblico, partecipato, efficiente, sostenibile e con tariffe accessibili. Bisogna ribaltare la logica delle privatizzazioni portate avanti negli ultimi 20 anni.
I servizi pubblici locali sono per noi servizi essenziali, privi di rilevanza economica.
Questo non vuol dire abbandonarli a se stessi o nelle mani di coloro che hanno devastato questo sistema. Anzi. Vogliamo rilanciare gli investimenti in questi settori, garantendo che vengano effettuati con trasparenza e sotto il controllo delle comunità che vivono nei territori al fine di assicurare a tutta la popolazione l’accesso a questi servizi.
Le aziende pubbliche – intese come aziende controllate e gestite con la partecipazione attiva dei cittadini e dei lavoratori – dovranno essere in grado di garantire maggiore trasparenza: sui dati relativi alla gestione e ai bilanci dell’azienda, sugli utili che dovranno essere reinvestiti in manutenzione e miglioramento delle reti. Tutto questo con il fine di ridurre i costi e bollette e non per fare nuove speculazioni finanziarie o tappare altri buchi di bilancio degli enti locali. Proponiamo aziende pubbliche e partecipate realmente vicine al cittadino. Come? Garantendo
un controllo sul loro operato.

ISTITUZIONE DI UN SISTEMA NAZIONALE INTERFORZE DI CONTROLLO AMBIENTALE

Si intende colmare la mancanza strutturale nel nostro ordinamento di un efficace sistema nazionale di controllo ambientale, coordinato e specializzato.

Obiettivo

Il nostro obiettivo ambizioso è in precisa antitesi con quello della riforma Madia, si prefigge di strutturare un interforze investigativo, giudiziario e di accertamento, sulla falsariga della Direzione nazionale antimafia, quale asse portante a livello nazionale della difesa, della tutela e del controllo ambientale.
La necessità di riorganizzare, coordinare e specializzare tutte le attività di vigilanza e d’indagine in materia di ambiente nasce dall’esigenza di rendere finalmente reale e incisiva l’azione dello Stato nei confronti dei reati commessi a danno dell’ambiente e della salute, in violazione del codice penale, della recente legge 68/2015.

Va realizzata un’informazione organica e completa in merito alle analisi e ai rilevamenti ambientali effettuati dai vari organi competenti nonché ai reati accertati, indispensabile per ottimizzare il lavoro delle autorità preposte e per sostanziare la piena realizzazione del diritto di tutti i cittadini al libero accesso all’informazione ambientale.

Deve essere realizzata una banca dati informatica unica, per intrecciare e coordinare dati e azioni.

Deve avvenire una riorganizzazione e rafforzamento di tutte le competenze, specializzazioni e professionalità che erano nel Corpo forestale dello Stato, con l’assorbimento dei corpi forestali delle regioni a statuto speciale, delle polizie provinciali e dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi; tale corpo dovrà operare in rapporto di interforze con i carabinieri del Nucleo operativo ecologico, con il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, con il  Corpo della guardia di finanza, con la Capitaneria di porto-guardia costiera, con l’Agenzia delle dogane, con le Agenzie regionali per la protezione ambientale (ARPA), con i dipartimenti di prevenzione delle aziende sanitarie locali, dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e dell’Istituto superiore di sanità.

SISTEMA INFORMATIVO NAZIONALE AMBIENTALE (SINANET)

Rafforzare il sistema di accesso ai dati ambientali, in attuazione di un’esigenza fortemente sentita dalla popolazione e spesso di fatto negata. Pertanto, si prevede il funzionamento a pieno regime ed in tempo reale del sistema informativo nazionale ambientale (SINAnet), attualmente poco utilizzato, affidandone la gestione all’ISPRA nonché l’esenzione dal contributo unificato per i ricorsi al TAR avverso il diniego di accesso agli atti in materia ambientale.
Disegno di legge: leggi

IMPEGNO CONCRETO CONTRO I REATI AMBIENTALI (Ecoreati)

Stato attuale, tecnico e normativo

Nella XVII legislatura infatti è stata approvata la LEGGE 22 maggio 2015 n. 68 e sono entrati nel Codice Penale i principali reati ambientali, puniti fino ad allora solo con delle sanzioni (pdl a prima firma Salvatore Micillo, Movimento 5 Stelle). Anche dal punto di vista dell’applicazione pratica la legge è stato un successo (vedi i dati Legambiente relativi all’applicazione delle legge 68 nel periodo maggio 15 – gennaio 2016).

Proposte di modifiche alla legge sugli ecoreati

(da attuarsi anche a seguito di confronti con gli operatori del diritto, in primis i magistrati e le forze dell’ordine)

1. Modifiche al codice dell’ambiente facendo in modo di aumentare le pene e le sanzioni per adeguarle in maniera proporzionale alle sanzioni previste per i nuovi delitti ambientali inseriti nel codice penale.

2. Inserire una responsabilità per i soggetti amministrativamente responsabili del controllo del territorio.

3. Escludere ogni soggetto persona fisica o giuridica – responsabile per illeciti ambientali – da incentivi e finanziamenti pubblici e prevedere il divieto di partecipazione a gare.

4. Modificare la prescrizione dei reati ambientali.

5. Introdurre l’arresto in flagranza differita come nel caso di documentazione audio/video.

6. Legittimare all’azione di risarcimento del danno ambientale anche le associazioni locali territorialmente interessate.

7. Prevedere una premialità in caso di collaborazione della persona giuridica all’accertamento di reati in materia ambientale.

8. Prevedere una maggiore portata di istituti come il sequestro conservativo e preventivo dei beni mobili o immobili e delle somme nella titolarità dell’imputato, ed allo stesso tempo prevedere il sequestro preventivo anche per equivalente dei beni commisurato al danno ambientale e ai costi di ripristino e non più all’illecito profitto.

9. Eliminare l’avverbio “abusivamente” dalla formulazione letterale dei nuovi reati ambientali.

10. Cristallizzare il concetto che se un autorizzazione causa un inquinamento rilevante o addirittura un disastro ambientale sarà sempre e comunque un atto da punire.

11. Introdurre il nuovo reato di Frode in materia ambientale.

12. Introdurre la V.D.S. (valutazione del danno sanitario per tutte le attività antropiche impattanti);

13. Modificare il reato da reato di evento a reato di pericolo

14. Riequilibrare la responsabilità del reato colposo o almeno dare al reato doloso una certa identificazione di dolo eventuale

RSS
Follow by Email
Facebook
Facebook