L’abusivismo commerciale a Cagliari

Una definizione di abusivismo commerciale: “Attività esercitata al di fuori dei confini della legge e di spazi e regole prestabilite. Con questo termine si intende, in particolare, l’esercizio del commercio, sia in sede fissa che ambulante, senza le dovute autorizzazioni, iscrizioni e adempimenti previsti dalla legge.”

A livello nazionale, l’ abusivismo commerciale ha un peso del 13,8% sul fatturato del comparto, pari a 21,4 miliardi di euro, con conseguente mancato gettito fiscale e contributivo di 11,1 miliardi.
Mi ha sorpreso non aver trovato dati certi sul fenomeno a Cagliari, le cui dimensioni sono sotto gli occhi di tutti e questo mi fa capire come il problema sia sottovalutato da parte delle Istituzioni locali.
Ho visitato la Camera di Commercio e alcune associazioni di categoria ma i risultati non sono confortanti. Tutti sollecitano interventi ma nulla si muove.

Per analizzare dei numeri, ho preso in considerazione gli interventi da parte della nostra Amministrazione Comunale per il controllo nel territorio.
Ho verificato i dati sugli interventi da parte del Corpo Polizia Municipale relativi agli anni 2008-2009-2010 e agli anni 2015-2016, cioè prendere il periodo finale di due Giunte: Floris e Zedda.
Nel 2008-2009-2010, l’attività di Polizia Annonaria risulta pari a 10 interventi nel 2009 per “esercizio di commercio su area pubblica senza essere in possesso della relativa autorizzazione o concessione….. nonché senza l’autorizzazione delle autorità competenti”. I numeri sono più alti nel controllo della regolarità delle concessioni,  ma carenti ad esempio in occasione dei saldi: 77 controlli nel 2007; 63 nel 2009; 75 nel 2010.
Vorrei evidenziare che in questo rapporto mi ha colpito l’attività contro il commercio con marchi contraffatti, che viene identificato nel commercio ambulante degli extracomunitari: 6 controlli nel 2008; 23 nel 2009; 1 nel 2010.
Nel 2015 – 2016 gli interventi per ambulantato abusivo sono stati 158 nel 2015 e 179 nel 2016.

L’Abusivismo nel Commercio ha a che fare con: contraffazione, pirateria sommerso, illegalità e ordine pubblico. Riguarda tutti quelli che sono sprovvisti di autorizzazione amministrativa per l’esercizio di una attività o che utilizzano questa autorizzazione illecitamente in altra attività senza aver titolo per svolgerla.
Chi sono i soggetti? Le persone espulse dal mondo del lavoro e della produzione, chi cerca di incrementare il proprio bilancio familiare. Oggi in modo preponderante si è diffusa la vendita ambulante di articoli contraffatti di abbigliamento e moda, sotto gli occhi tutti ma vietata dalla normativa comunale.
L’abusivismo, in ogni sua forma, è un fenomeno dilagante anche a causa dell’alta percentuale di disoccupati e dell’elevata pressione fiscale che scoraggia anche chi vorrebbe mettersi in regola. Occorre quindi lavorare per salvaguardare le piccole imprese che compiono  sacrifici per poter esercitare legalmente la propria attività. Abusivismo commerciale, contraffazione dei prodotti e concorrenza sleale dei “regimi agevolati” vanno ad incidere pesantemente nel contesto già critico delle piccole imprese ormai sottoposte ad una forte imposizione locale e pressione fiscale.
I regimi agevolati sono un’altra piaga per chi vive nella legalità commerciale:  mercatini hobbisti, attività temporanee di somministrazione di cibi e bevande in particolari occasioni come le fiere, le feste, circoli privati. Pur essendo attività “lecite” perché agiscono autorizzate attraverso l’ente locale del territorio, con procedure più snelle, ma considerate dalle imprese del luogo in “concorrenza sleale”. Ormai in ogni occasione si promuovono e si abusa di questi eventi non più legati alla tradizione del territorio e alla sua promozione e valorizzazione della produzione locale. Ma tutti fanno finta di niente.

Che fare?
Per prima cosa occorre un attento studio del fenomeno contestualizzandolo al territorio di appartenenza. Questo perché il fenomeno è ancora sottovalutato da parte delle istituzioni o meglio spesso per questioni di ordine pubblico si sceglie di non intervenire.  Ma se si chiedesse al piccolo imprenditore in regola quali siano oggi le criticità nel commercio la prima risposta sarebbe: pressione fiscale (70%) poi abusivismo e contraffazione (27%).  
Quali risposte per pubblici esercizi e attività a “regime agevolato”?:   Stesso regime fiscale per tutte le forme di somministrazione di cibo e di bevande e più controllo da parte delle municipalità locali.
Un’altra piaga è – uso lo stesso termine che spesso compare sulla stampa – l’abusivismo di colore. Prende sempre più piede nella nostra città. Non esistono regole, segue i flussi maggiori dei cittadini ed il percorso dei turisti, posizionandosi davanti alle vetrine dei negozi e occupando di fatto larga parte dei marciapiedi. Esempi: Largo Carlo Felice, Via Manno e Via Garibaldi ma anche nella in vicinanza dei mercati cittadini.
Questi ambulanti sono però l’anello debole della catena dell’illegalità e della criminalità, che va dallo sfruttamento dei clandestini al controllo dei permessi di soggiorno. E crea non solo lavoro nero ma anche seri problemi di ordine pubblico,  oltre che al decoro della città e alla mobilità pedonale.
Una semplice considerazione: c’è chi vende ma allo stesso tempo c’è chi compra. E le Istituzioni che fanno?   
Spesso si confonde ambulantato con abusivismo, non sono sinonimi. L’ambulantato è una professione che si basa su regole.

In Regione gli ambulanti iscritti regolari sono 7500. Tenendo conto che queste attività sono a conduzione familiare si possono contare almeno 15000 posti di lavoro, fatto con sacrificio e professionalità. L’ambulantato copre prevalentemente le zone interne dell’Isola ed hanno anche una funzione sociale su tutto il territorio.
Ma purtroppo viene dimenticato dalle istituzioni che non fanno niente per consentire un lavoro dignitoso senza la pressione degli abusivi.

Nel nostro territorio – l’area cagliaritana – si contano più di 1000 persone iscritte regolarmente. Queste vengono messe sotto pressione da parte della concorrenza sleale dell’abusivismo consolidato in Città. Cito dei luoghi: Piazzale Trento e vie limistrofe, Via Simeto, Via Po, Sant’Elia, Via Quirra, Piazza San Michele. Così pure in tante strade per la città.

All’ambulantato vanno date risposte: Piano delle Aree significa individuare dentro la città degli spazi pubblici per esercitare questa attività e professione. Non basta individuare i mercati a tema perché questa è una risposta momentanea in occasione di periodi particolari. Ripeto: Piano delle Aree, occorrono spazi per sostenere queste attività, un aiuto che potrebbe incentivare un rientro dall’abusivismo costruendo un percorso di legalità.
L’abusivismo commerciale non potrà mai essere considerato un ammortizzatore e allo stesso tempo non può essere difeso richiamando la solidarietà. Occorre che le Istituzioni si impegnino con tutti i mezzi per contrastare il fenomeno che ormai sfugge ad ogni controllo.
E anche sensibilizzare i cittadini: Sai perché l’abusivismo costa meno? Perché le tasse le paghi tu.

Cosa possono fare in concreto le Amministrazioni?
1. Come primo passo, riorganizzare gli spazi domenicali. Esempio: riportare il mercatino di Piazzale Trento all’occupazione della sola Piazza e non delle strade limitrofe come Viale Trieste, Viale Trento, e oggi anche Via Po, Via Simeto. Già questo sarebbe un buon segnale.
2. Investire nella pianta organica della Polizia Municipale creando una vera attività di controllo del territorio in particolare nella fascia dalle 13:00 alle 16:00 e dalle 19:00 in poi.
3. Istituire un Tavolo permanente con la Prefettura, Comune, Finanza, Questura, perché dovrà esserci un intervento mirato a contenere il fenomeno ormai sempre più in crescita.
4. Una campagna di informazione rivolta ai cittadini.
5. Attuare una politica sul Piano delle Aree, spazi nuovi per l’ambulantato regolare anche come incentivo per attrarre i non regolari.
6. Favorire un rientro per gli ambulanti, in passato regolari ma oggi aggrediti dalle cartelle di Equitalia, che sono stati spinti dal fisco ai margini del commercio.
7. Intervenire prontamente e costantemente a presidiare i luoghi noti, applicare la normativa relativa al sequestro delle merci. Comprese le pene per chi acquista.

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