Bozza di una Analisi socio sanitaria Sarda

Ciascun individuo ha diritto alla salute, intesa non più come assenza di malattie e/o infermità fisiche/psichiche, ma come stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, così come modernamente definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Connesso alla tutela della salute è il miglioramento della qualità della vita, per cui si estende contro tutti gli elementi nocivi, ambientali o a causa di terzi, che possano ostacolarne il reale esercizio.

In quanto diritto sociale del cittadino a pretendere una serie di interventi a difesa del suo bene-salute, v’è l’obbligo dello Stato e quindi della nostra regione Sardegna a predisporre, tramite un’organizzazione sanitaria idonea, le prestazioni positive per realizzarne il godimento effettivo e globale.

Noi siamo un movimento politico che si è candidato a governare lo stato Italiano e tra poco anche la regione Sardegna; comunque vadano le elezioni abbiamo il dovere di ragionare sul come si è profondamente modificato il rapporto fra la dimensione pubblicistica e quella privatistica della sanità e della professione medica; ricordiamoci lo storico passaggio da un sistema mutualistico di quasi mezzo secolo fa, ad uno di solidarietà, di eguaglianza, e di servizio sanitario nazionale, esteso a tutti; da ultimo, intendo questi ultimi due governi italiani vi è la tentazione di ritornare al privato e al mercato – per conseguire una riduzione dei costi – perché “la salute non ha prezzo, ma la sanità ha un costo” (per di più assai elevato).

In effetti, negli ultimi anni e in presenza di una crisi economica, che non è stata ancora superata è presente una questione fortemente dibattuta – che coinvolge la professione medica – è rappresentata dalla relazione intercorrente tra la malattia, la medicina, la tutela della salute e l’economia, perché le scelte di politica sanitaria devono essere orientate a garantire adeguata tutela ai cittadini, da un lato; e ad assicurare il contenimento della spesa pubblica, dall’altro. Ed ora parliamo della salute persa nella nostra Sardegna

L’ambiente della nostra isola-regione è un connubio  della salute umana , degli animali  e delle piante, dell’aria e dell’acqua. L’Amministrazione Regionale ha una sua suddivisione , che rispecchia peraltro l’organizzazione statuale italiana, ma siamo sicuri che la compartimentalizzazione sia poi così razionale ? Lo stesso vecchio Ministero della Sanità è stato derubricato in “Salute” e da noi si parla di Assessorato all’Igiene e Sanità umana e animale e sicurezza sociale. Ma come si può negare la correlazione  che insiste tra la nostra salute e quella degli animali e delle piante, che utilizziamo per l’alimentazione umana ? E il ciclo del recupero dei rifiuti non può essere dissociato tra la costante criminale abitudine a gettare i rifiuti di qualsiasi genere da quelli urbani ai più pericolosi, dall’amianto alla trielina, ai fumi che producono diossina.

Ma vediamo i pochi dati peraltro quasi impossibile da recepire nei siti istituzionali; per i quali l’immissione in rete pare ancora in questo decennio del nuovo secolo un fatto inusuale e “rischioso”.

Il danno ambientale alla salute della nostra isola è grave, ma non va nascosto che anche comportamenti e stili di vita seppure considerati quasi un patrimonio culturale non fanno bene e accrescono ulteriormente i costi sociali del recupero funzionale e la recovery o reintegro nella comunità; e neppure si può dimenticare la crisi economica sempre più grave, una delle cause della diminuzione della richiesta di prestazioni sanitarie, certo nel 2017 si tratta non più solo di sensazioni  ma di dati certi dove oltre 18 milioni di italiani rinunciano a curarsi, non per un fatto culturale, ma ripeto strettamente economico e va dalla impossibilità di recarsi lontano dalla residenza, sino ai costi per l’accertamento della patologia che porterà ad una possibile esenzione dal tiket, mas ricordatevi solo per quella patologia.

Riprendo parte dei dati dallo studio fatto dal gruppo di lavoro del dr. F. Casson eseguito nel 2006, la gravità della situazione in particolare nelle aree industriali, minerarie e militari sarde, l’accertamento fu eseguito solamente sui certificati di morte, e sulle schede di dimissione ospedaliera. Da notare che la patologia pregressa in particolare quella oncologica viene malamente descritta, se non addirittura ignorata.

E’ un dato di fatto: in alcune aree della Sardegna si sta peggio che nel resto dell’Italia. In generale, ci si ammala di più a causa di malattie respiratorie e dell’apparato digerente.

In particolare, gli uomini sono più colpiti da tumori del polmone, del fegato e del sangue. Malattie che sono in gran parte causate dall’inquinamento ambientale e dalle esposizioni professionali.

Non a caso, le aree dove si sta peggio sono quelle industriali (a Nord, Porto Torres; a Sud, Portoscuso e Sarroch), e quelle minerarie di Arbus e di Iglesias. Ma non solo: anche alla Maddalena si registra un eccesso di linfomi.

Aree industriali

La mortalità per malattie respiratorie era significativamente in eccesso negli uomini a Portoscuso (sono stati osservati 205 casi rispetto a 125 attesi) e a San Gavino (69/47). Morti per pneumoconiosi (termine che raggruppa malattie come l’asbestosi, dovuta all’inalazione di particelle di amianto, e la silicosi, causata dall’inalazione di particelle di silice) e voglio ricordare che il mesotelioma causato dall’amianto si sviluppa nell’arco anche di 40 anni dopo l’esposizione,

I rischi di morte per cancro polmonare negli uomini mostravano allontanamenti dai valori attesi nelle aree di Portoscuso e Sarroch (entrambe con eccessi del 24%). A Porto Torres, la mortalità era in eccesso nei due generi per tutte le cause (del 4% negli uomini e del 9% nelle donne), per le malattie respiratorie (8 e 28%), per malattie dell’apparato digerente (13 e 21%), per tutti i tumori (ancora 4 e 9%). Anche la mortalità per tumori del fegato era in eccesso nei due sessi (18 e 21%), osservazione confermata dai tassi di incidenza del Registro tumori locale ( grazie ad una convenzione tra la Provincia di Sassari e la locale Università, lavoro di statistica che viene svolto da oltre 30 anni

Tra le aree industriali, a Porto Torres è stato osservato l’eccesso più consistente di morti per tumori del sistema linfoemopoietico sia negli uomini (osservati/attesi 99/84) sia nelle donne (73/68).

Aree minerarie

Nonostante una generale tendenza alla riduzione dell’eccesso di mortalità per malattie respiratorie non tumorali, intorno al 2000 entrambe le aree mostrano ancora eccessi significativi negli uomini

(osservati/attesi 119/86 a Iglesias e 156/63 ad Arbus). In anni recenti, i morti per pneumoconiosi sono stati in media 20 all’anno ad Arbus e 10 a Iglesias. Anche il cancro polmonare negli uomini era aumentato nelle due aree (72/56 ad Arbus e 108/72 a Iglesias).

Aree militari

Eccessi significativi di morti e ricoveri ospedalieri per linfoma non Hodgkin sono stati osservati a La Maddalena (mortalità 1981-2001, negli uomini, 17 osservati contro 6,3 attesi, nelle donne 8/5,6).

Nell’area di Salto di Quirra, nel 1997-2001 le morti per mieloma (negli uomini 5/2,3) e per leucemie erano aumentate nei due sessi (complessivamente osservati/attesi 20/13,3, statisticamente non significativo). Lo studio fatto non prende in esame e quindi non fa statistica dei militari ammalatisi nei poligoni sardi. Ma posso usare i dati in possesso al comitato Gettiamo le Basi Sardo che ha registrato in questo decennio circa 20 casi di decessi di militari con attività nel PISQ, altri 4 dipendenti della Vitrociset del poligono a mare di Capo S.Lorenzo prova e lancio motori e missili, 3 militari della base di Capo Frasca e 4 casi a Teulada , 1 caso alla Maddalena e uno a Tavolara, non sappiamo quanti altri casi non siano mai stati denunciati tra i militari, ma in Germania nelle centrali radar sono stati documentati circa 60 casi di militari colpiti da tumore ai testicoli. Per riepilogare il procuratore Fiordalisi titolare dell’indagine giudiziaria che ha portato in tribunale 20 imputati tra cui ben 7 generali responsabili del PISQ, assomma a 167 i malati e un centinaio i decessi tra militari e civili. Nella stessa indagine si citano le 14 nascite con gravi malformazioni avvenute ad Escalaplano.

Aree urbane

Le aree urbane in Sardegna mostrano buoni valori degli indicatori socioeconomici considerati. Il profilo di salute a Cagliari e Sassari è quello tipico delle città del mondo occidentale. La mortalità per tumori del colon-retto, del polmone, della mammella e della cervice uterina è relativamente alta rispetto alla media regionale.

I colpevoli: l’inquinamento ambientale e l’ambiente di lavoro

Due siti nazionali oggetto di bonifica, a sud Portoscuso con l’Area ad alto richio ambientale e al nord Portotorres con il polo chimico della ex Sir ora ENI. Ora sono stati delimitati come SIN al nord mentre al sud l’area compresa va da S.Gavino fino a Sarroch e tutto il Sulcis.Finanziamenti importanti per opere di risanamento ambientale, testimoniano la gravità dell’inquinamento dell’ambiente nei due più importanti poli industriali sardi. Il Piano Sulcis ha stanziato 177 milioni per la bonifica delle aree minerarie dismesse colme di metalli pesanti che con il dilavamento portano gli stessi in aree agricole e negli stagni costieri fino al mare. Ma finora l’amministrazione regionale della Sardegna ha finanziato i lavori solo per l’area ex Sardamag a S.Antioco colma di idrocarburi nel sottosuolo e il rio S.Giorgio di Iglesias.

Riqualificazione da un lato, tutela delle opportunità di sviluppo che ancora l’industria offre all’isola,

dall’altro. Ma oggi al tavolo delle negoziazioni siede un nuovo interlocutore: la salute, o forse si dovrebbe dire la malattia.  «sono emerse indicazioni di danni subiti dalle popolazioni residenti nelle aree a forte pressione ambientale». Il contesto in molti casi parla da sé: eccessi di mortalità e ricoveri coerenti negli uomini e nelle donne suggeriscono il ruolo di fattori ambientali,

Sappiamo che ancora oggi circa 2000 persone ogni anno sono costrette a recarsi negli ospedali e università italiane, per curare le patologie neoplastiche, in quanto le nostre strutture a volte non sono in grado di dare efficaci risposte che rispettino anche i tempi di attesa per una certa diagnosi alla quale far seguito la conseguente terapia.

L’OMS ci conferma che il 25% delle malattie ha una origine causata dall’ambiente alterato, nella nostra Sardegna non siamo con i dati che vengono pubblicati molto differenti dal punto di vista epidemiologico, la prima causa di morte sono le malattie del sistema cardiovascolare, al secondo posto vi sono i tumori, però. Molto distante incidono il diabete, la talassemia che in assenza di campagne d’informazione ha ripreso a crescere, la sclerosi multipla e le patologie da dipendenza, alcool, sostanze psicotrope e gioco d’azzardo che portano ad aggravare o manifestare altre conseguenze patologiche.

Il Bilancio economico :La spesa per la sanità in Sardegna assorbe risorse crescenti della Regione, una quota che supera il 40 per cento.

Quest’anno l’assegnazione lorda è stata di 2 miliardi e 720 milioni, mentre i ricavi complessivi a fine dicembre saranno intorno ai 2 miliardi e 947 milioni. Di contro le spese, quelle che i tecnici chiamano costi di produzione, dovrebbero fermarsi a 3 miliardi e 90 milioni. La differenze fra le due voci è di quasi 146 milioni, compresi gli interessi passivi, ma la perdita d’esercizio reale sarà di 208 milioni dopo il pagamento delle imposte regionali. , dal 2012 al 2015 la spesa sanitaria è rispettivamente cresciuta dal 36,21%, al 41,24%, 43,95%,  44,27% ed è calata  al 34,17% solo perchè la Giunta Regionale ha ridotto i finanziamenti verso la Sanità).

Il disavanzo di esercizio 2015, calcolato in via provvisoria, ammonta a -344,3 47 milioni di euro, nettamente al di sopra (oltre il 50%) di quello registrato nel 2014, pari a -220,8 milioni di euro, accompagnato da un modesto innalzamento dei costi della produzione (+1,33%), che quindi non ha, sostanzialmente, pesato, se non in minima parte, sulla determinazione del risultato negativo.

La sezione di controllo della Corte dei Conti della Sardegna, ha presentato gli esiti di un’indagine nel 2016 sull’ attività  di controllo e sul finanziamento degli enti del servizio sanitario regionale da parte della Regione, la situazione  è preoccupante. I problemi derivano da un “disallineamento tra il piano degli adempimenti/impegni” del governo regionale e quelli a carico dei vari operatori, cioè manager e dirigenti a tutti i livelli. Tutte le aziende hanno chiuso gli ultimi bilanci in perdita, complici il massiccio ricorso a personale esterno, come consulenti e interinali, e una riduzione minima della spesa farmaceutica convenzionata, inferiore a quella prevista. E ancora nel 2015, ha continuato a registrarsi un aumento del costo per l’acquisto di beni pari al 9,65%, mentre un lieve calo ha riguardato i soli servizi (0,88%). Tra i dati diffusi dalla Banca d’Italia, nel rapporto pubblicato nel mese di giugno di quest’anno, sopra citato, emerge che l’analisi sui LEA (livelli essenziali di assistenza), per quanto concerne l’assistenza distrettuale e quella ospedaliera, pur conseguendo progressi rispetto al 2010, ha portato a valutazioni che li pongono al di sotto della media sia delle Regioni a Statuto speciale sia delle Regioni non in Piano di rientro (per l’assistenza collettiva il confronto emerge negativo solo rispetto alla media delle Regioni non in Piano di rientro).

SANITA’: LISTE ATTESA IN SARDEGNA, CORTE CONTI FORTI CRITICITA'” – “La situazione delle liste d’attesa appare ancora molto critica” in tutte le aziende sanitarie in Sardegna. Lo segnala l’indagine della sezione di controllo della corte dei Conti sulla spesa sanitaria regionale, ricordando come la Giunta abbia assegnato alle Asl risorse finanziarie ad hoc per complessivo 21 milioni di euro. “Dai monitoraggi effettuati”, ha evidenziato il relatore Lucia D’Ambrosio, “risultano tempi di attesa molto superiori agli standard previsti per quasi tutte le tipologie di prestazioni”.

SPESA FARMACEUTICA SARDEGNA, +20% FRA 2007 E IL 2011 – La spesa farmaceutica complessiva in Sardegna e’ in costante aumento, di oltre il 20% dal 2007 al 2011 e di quasi il 2,5% soltanto nell’ultimo anno. Sono aumentati anche i costi per i materiali protesici, giudicato “vertiginoso” dalla Corte dei conti in particolare nella Asl di Cagliari, Lanusei, Olbia e nell’Azienda ospedaliera Brotzu. I dati dell’Asl di Sassari su questa voce sono stati giudicati “non attendibili”, in quanto troppo bassi.

SARDEGNA, ECCESSO POSTI LETTO A CAGLIARI E SASSARI – Negli ospedali e strutture private delle province di Cagliari e Sassari c’e’ un eccesso di posti letto che, invece, risultano carenti in provincia di Olbia. Al momento se ne contano quasi settemila (6.988) in tutta la Sardegna, mentre la dotazione dovrebbe attestarsi su 6.199. Lo rileva l’indagine della sezione di controllo della Corte dei conti della Sardegna sulla spesa sanitaria regionale. Il tasso di occupazione medio e’ pari al 68,3% (fa eccezione l’ospedale Microcitemico con il 70-80%) e risulta particolarmente basso nelle strutture private, tra queste bisogna citare  quella chimera del Mater Olbia che dopo aver stipulato una convenzione con il SSN per 54 mln, da ricevere alla sua apertura, inaugurata  da Pigliaru mentre la sua attività viene rinviata ogni 6 mesi dal 2014, prossima prevista inaugurazione a metà del 2018.

SARDEGNA, ESPLODE SPESA PER PERSONALE E CONSULENZE Nelle aziende sanitarie e miste della Sardegna lavoravano oltre 20mila persone, fra assunti a tempo indeterminato e determinato, che “coprono abbondantemente le piante organiche, con esclusione del ruolo professionale e tecnico”, dove la Corte dei conti segnala, invece, carenze significative. Esiste, invece, una sovra dotazione di personale medico. Eppure le aziende si sono dotate di quasi un migliaio di interinali (costo circa 89,6 milioni di euro nel 2011, in aumento da tre anni) e di numerosi consulenti e collaboratori, la cui spesa complessiva, cresciuta di oltre il 70% fra il 2010 e il 2011, ha raggiunto 27 milioni di euro, di cui 11 milioni a carico della sola Asl 1 di Sassari. Ma ora l’ATS ha dichiarato che essendo calate di oltre 300 unità dei attuali 15000 dipendenti  si è risparmiato circa 4 miloni e mezzo.

All’interno della maggior parte delle Aziende risulta carente un compiuto sistema di controllo di gestione e risulta scarsamente utilizzata la contabilità analitica. Manca anche un adeguato sistema di controlli e di misure sanzionatorie della Regione sugli atti e sui comportamenti delle Aziende. Le funzioni di indirizzo e controllo, inoltre, non sono ancora supportate da un sistema informativo pienamente funzionante, che garantisca alle Aziende e all’Assessorato la completezza e l’attendibilità dei vari flussi informativi e pertanto la perfetta conoscenza delle effettive criticità dei comparti sui quali è necessario intervenire. Ne discende un quadro complessivo di insufficiente conoscenza da parte delle Aziende e dell’Assessorato dei complessi fenomeni che si dovrebbero governare e controllare.

La ridefinizione della Rete ospedaliera approvata in finale dell’anno con un travaglio durato ben 3 anni non ha toccato l’assistenza domicialiare che mediamente in Italia si assesta a sole 17 ore all’anno per paziente, Il personale sanitario in generale è vecchio nella media di 55 anni, e non viene sostituito quando va in pensione ad esempio il Consultorio di via Talete a Cagliari ha sospeso il servizio ambulatoriale di ginecologia, inquanto il medico è andato in pensione.

La spesa sanitaria è scesa in tutta Italia e quindi anche in Sardegna, anche se meno.

I cittadini si sentono sempre meno pazienti, ma a differenza di categorie come gli operai non hanno un sindacato per difenderli e quindi non vengono ritenuti dai partiti di governo ma anche di opposizione dotati di potere elettorale, dobbiamo essere noi a rappresentare quelle istanze che storicamente furono di quel mondo che ipotizzava una società in continuo progredire verso un futuro dove nerssuno avrebbe più potuto affermare quello che disse un amministratore della più grande casa farmaceutica mondiale, noi lavoriamo per un futuro dove potremo vendere i nostri prodotti non più solo ai malati ma a tutti i cittadini.

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