La paralisi in eredità

E’ stato bello domenica scorsa ad Assemini parlare della nostra terra. Qualcuno ha detto che dovremmo essere capaci di grandi progetti, di trasformare i sogni in realtà… e mi sono ritornati alla mente gli anni ‘90, allorché calcavo per lavoro gli uffici della Regione, e l’ottimismo si è mutato in amarezza. La Regione Autonoma della Sardegna conta 12955 dipendenti, 12 assessorati, 41 società partecipate. La RAS spende tra i 7 e i 9 miliardi di euro all’anno in stipendi, sanità, funzionamento degli uffici. Non avanza un soldo. La RAS è indebitata per 1 miliardo di euro. Da anni la Corte dei Conti la censura per eccesso di personale. Nel 2011 il tetto di spesa programmato per personale a tempo determinato e incarichi vari era di 1,5 miliardi di euro: la RAS ha pagato compensi per 5,2 miliardi!
Che cosa produce questa mostruosa macchina pubblica? La risposta è: pochissimo. Amministra la sanità, ma anche lì con eccesso di personale, tanto che la spesa sanitaria è fuori controllo. Tiene la manutenzione delle foreste tramite i suoi 6617 dipendenti. Eroga contributi, quasi sempre a pioggia, cioè senza una strategia. Da anni la Corte dei Conti ne stigmatizza la scarsa efficienza. Se la salute dell’agricoltura sarda fosse proporzionata al numero dei dipendenti dell’agenzia AGRIS, l’Isola dovrebbe avere una produzione agricola formidabile. E invece l’agricoltura sarda è in declino, importiamo pomodori dall’Olanda. Lo stesso ragionamento vale per le foreste, sempre afflitte dagli incendi.
Quale popolo può permettersi di spendere 9 miliardi di euro all’anno per questo sfacelo?
Ma il risvolto più inquietante è quello degli investimenti, che, come ho già scritto, sono il futuro, la vita dei nostri figli. La RAS non può farne, prigioniera com’è della sua elefantiasi. Se ad esempio volesse allungare la stagione turistica attraverso un calendario di importanti appuntamenti sportivi, folcloristici, artistici, non avrebbe personale qualificato per progettare, né risorse da investire.
Chiunque aspiri al governo della Regione Sarda deve avere piena consapevolezza di tutto questo. Se i programmi del Movimento Cinque Stelle non tenessero conto di questa paralisi, la nostra campagna per le elezioni regionali sarebbe un’avventura poco onorevole, simile a tanti arrembaggi alla poltrona.
 
 

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