Bandiere & leggende metropolitane

All’incontro regionale di Assemini abbiamo ascoltato numerosi interventi su temi più o meno attinenti futuri programmi regionali, e uno (forse unico, non li ho sentiti proprio tutti) che trattava di “altro” e che ha avuto una scia polemica. Anche sulla stampa, che con le querelle a 5 Stelle va a nozze.

Il discorso conteneva – tra le altre considerazioni – alcune “narrazioni” che saltano fuori ad ogni tornata elettorale, nate in ambienti social dove si pratica più il criticare che il costruire e che, girando qua e là, sono arrivate ad Assemini: “perché così poche liste presentate? Solo 4 nel 2017! Vuol dire che in Sardegna il Movimento non funziona, c’è qualcosa che non va, e addirittura ci sarebbero forze che impedirebbero la partecipazione!”. Eh già, perché non c’era un M5S Tinnura o un M5S Sagama?

Nessuna persona sana di mente e non in preda a stati di esaltazione mistico-politica sosterrebbe che il Movimento sia esente da dinamiche umane che non vanno nella migliore direzione, ma se si vogliono fare analisi in tal senso, magari per proporre correzioni, bisogna basarsi su dati e fatti. Le leggende metropolitane, invece, è bene smontarle mostrando il trucco, ossia l‘errore logico.

Un logo nazionale ha senso nei comuni di maggiori dimensioni. E’ cosa risaputa e non vale solo per il Movimento 5 Stelle. A cosa servirebbe una lista “5 Stelle Morgongiori”? Più il comune è piccolo, più contano la persone, che si conoscono direttamente o indirettamente. Per cui, tanto vale fare una lista “Pistis & friends” con un nome di fantasia, 5 Stelle o 4 formaggi  fa lo stesso.

E oltre che logico, dal punto di vista dell’elettore è pure una situazione invidiabile rispetto alle città più grandi, dove capita che neanche i candidati sappiano chi è il compagno di lista.

I comuni italiani hanno una popolazione media di 7.780,6 abitanti, in Sardegna di 4.381,4. Le città sopra i 15.000 abitanti in Italia sono 746, il 9,72%, mentre in Sardegna sono 16, il 4,24%.

Se i comuni sardi di grandi dimensioni sono meno della metà di quelli italiani, ci si aspetterebbe una proporzione media simile nel numero delle liste 5 Stelle, tenuto anche conto che in Sardegna, come al Sud, sono arrivate con un po’ di ritardo (2011). E infatti è così: le liste M5S finora certificate in Italia, anche non effettivamente presentate (http://www.beppegrillo.it/listeciviche/) sono 1441, il 18,77%, in Sardegna sono 28, il 7,43%.

Nel 2017, in Italia i comuni al voto sopra  i 15.000 abitanti erano 160, il 15,9%. Il Blog si è vantato di aver presentato 225 liste, cioè 1,6 volte quei comuni, che in totale erano 1.009, con una popolazione media di 10.494,6 abitanti. In Sardegna si votava in 64 comuni, con una popolazione media di 3.938,6 abitanti, 2,7 volte inferiore a quella nazionale. In quasi tutti correvano liste civiche.  Le 4 liste M5S citate erano quindi 2 volte i comuni di oltre i 15.000 abitanti, che erano 2 (il 3,1% del totale): Oristano e Selargius. E non a caso in quelle città le liste certificate c’erano. Nelle due più piccole le liste formate non sono state presentate, una non è stata certificata.

Il 2016 è stata un’“annata migliore”, con 10 liste e due sindaci su 99 comuni al voto. I narratori della leggenda delle poche liste, razionalmente dovrebbero considerarlo un ottimo risultato e chiedersi come mai dati così diversi tra i due anni, se il Movimento è sempre lo stesso e siamo sempre in Sardegna. Invece no, anche l’anno scorso si leggeva il tormentone: perché non c’erano liste M5S in tutti  i  99 comuni? Inclusi Las Plassas (257 abitanti) e Baradili (90 abitanti).
A guardare i dati, anche il 2016 era in linea con la tendenza generale, infatti c’erano 10 liste ma le città sopra i 15.000 abitanti erano 6.

Insomma, con tutte le variabili locali e contingenti, i numeri in Sardegna sono sempre stati generalmente in linea col principio della valenza del simbolo nazionale in rapporto alla dimensione dei comuni.

Nel 2017, il fatto che può aver suscitato più perplessità è che nel terzo comune per dimensioni, Quartucciu, la lista uscente ha rinunciato a presentarsi. Però, la cosa curiosa è che un tempo l’ex consigliere cittadino era il più apprezzato proprio negli ambienti in cui è nata la leggenda metropolitana delle poche liste. Se i “narratori” gli avevano fornito i loro sapienti suggerimenti su come creare partecipazione, non devono aver funzionato. Il detto “tra il dire e il fare…” invece funziona inesorabilmente.

Non era invece male la partecipazione nel comune maggiore, Oristano. Peccato che si sia spaccata in prossimità delle elezioni.  La lista che ha perso alle comunarie sostiene di essere proprio quella che faceva più attivismo. Competizione a parte, questo sì è un fenomeno che comporta spreco di partecipazione. E qualche problemino in più con l’elettorato: l’altra lista, che ha prevalso per un soffio sul portale M5S, alle elezioni si è dovuta accontentare di poco più del 7%.

Se la leggenda delle poche liste non è cosa seria, il fenomeno delle doppie liste è serio davvero. Nei comuni maggiori sta diventando quasi una prassi. E circola un’altra leggenda, che in questo caso potrebbe essere però fondata: che il giochino sia stato appreso e utilizzato da ambienti partitici che dove gli interessi sono rilevanti e a rischio (per loro) lavorerebbero per creare divisioni tramite “inviati” o per formare intere liste, in modo da far naufragare il Movimento o fargli perdere consensi.

Non tornano i numeri neanche con la leggenda della partecipazione stroncata dall’esterno. Infatti le liste non certificate in Sardegna finora sono state:
Iglesias nel 2013, ma non per mancata partecipazione, perché erano due liste e allora si tagliava così;
Capoterra nel 2016, dove la lista in formazione era finita agli onori della cronaca con articoli che inquieterebbero qualsiasi impiegato dello Staff di Grillo (http://www.castedduonline.it/riciclati-dei-partiti-corrispondenti-con-luntore-il-m5s-a-capoterra/).
Arzachena, nel 2017, ma è un po’ lontana, chiedere dettagli  in zona.
3 in 5 anni non sembra esattamente una strage considerato che non esiste il diritto divino a ricevere la certificazione e che qualche verifica lo Staff è anche giusto che la faccia, o no?

Non esiste invece un’organizzazione che crei liste 5 Stelle nei comuni al posto dei loro cittadini, la stampa almeno questo potrebbe capirlo, se con la storia del niente alleanze proprio non ce la fa.

Dopo le analisi sulle liste 5 Stelle, un però  e una considerazione: Il fine del Movimento non può essere una bandiera da piantare nelle istituzioni, indipendentemente dall’agire per i cittadini. Lo fanno già i partiti.

 

1 Commento

  1. E’ una buona analisi della situzione elettorale, e nulla toglie che comunque anche nelle piccole realtà si formino meetup o associazioni pentastellate che facciano conoscere il nostro programma, me magari aiutino nella elaborazione del programma regionale, con l’informazione di problemi locali, spesso simili ad altre comunità, oltretutto le Unioni dei Comuni iniziano ora a formarsi e ci saranno numeri diversi su cui organizzare l’opposizione al Sistema dei Partiti, o regime renzusconiano.

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