La Sardegna che vorrei (di A. Pirro)

L’economia moderna è globale. La globalizzazione può essere un vento che brucia ricchezze e lavoro, ma anche una risorsa. In Sardegna ci sono poche aziende che fanno profitti in giro per il mondo: la SARAS che raffina petrolio per mezza Europa; la FLUORSID, una delle maggiori produttrici di fluoro del pianeta; la TRE A, LATTE ARBOREA, che vende latte anche alla Repubblica Popolare Cinese. Quanto ai consumi, si suole dire che i danari dei sardi finiscono nella casse della grande distribuzione continentale, ma non è del tutto vero perché il maggior gruppo del settore è sardo, il Gruppo ISA di Villacidro, che conta circa mille dipendenti, e che recentemente ha investito in Sardegna acquisendo la CASAR (pomodori pelati). Nel campo alberghiero molte sono le proprietà estere, ma operano anche eccellenti gruppi sardi come DELPHINA HOTELS.
In questo quadro quali sono le priorità? Come può incidere la politica?
Secondo me il grande problema dell’economia sarda e italiana è il crollo degli investimenti, la loro fuga all’estero. Gli investimenti sono il futuro, la vita dei nostri figli. Quindi la vera priorità è il reinvestimento dei capitali in Sardegna, in maniera che riprenda un processo virtuoso. Pertanto gli obiettivi cui il governo regionale dovrebbe tendere sono:
a) Chiusura senza remore dell’epoca delle industrie pesanti e estrattive. Avvio delle bonifiche.
b) Tutela dell’ambiente per sostenere il turismo e la pesca, oltre che la salute di tutti;
c) Supporto all’agroalimentare sardo, in particolare il biologico e il suo commercio;
d) Autosufficienza di energia rinnovabile, magari prodotta da centrali elettriche integrate che sfruttino la luce solare, il vento e le maree;
e) Investimenti in infrastrutture, soprattutto quelle che connotano l’identità della Sardegna, perché la cultura identitaria innalza la qualità dell’offerta turistica, la rende speciale nel mercato globale.
Ancora oggi i nuraghi potrebbero essere presidi contro la colonizzazione.

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