Is Mirrionis e la sicurezza

Abbiamo letto la bella intervista di M. Francesca Chiappe al comandante della Squadra Mobile, Marco Basile, comparsa sull’Unione dell’8/12, individuando nelle sue affermazioni (“Serve il contributo di tutti” e “…facciamo tesoro del contributo” dei residenti) come una sorta di allarme, a proposito del crescente  mercato della droga nel quartiere di Is Mirrionis,  rivolto a Istituzioni e popolazione residente. Pensiamo anche noi che una sola risposta repressiva da parte delle Forze dell’ordine, pur doverosa, non può essere sufficiente. Intendiamo offrire il nostro contributo come gruppo di cittadini volontari, in maggioranza residenti nel quartiere, e per questo abbiamo costituito il “Comitato Casa del quartiere di Is Mirrionis”.

Amareggiati nel dover sentire parlare di Is Mirrionis solo per le devianze poste in essere da una minoranza di personaggi e per i frequenti, conseguenti blitz delle Forze dell’ordine, siamo convinti che solo dalla acquisizione di coscienza civica, di cultura, da percorsi di socializzazione e di giustizia sociale si possono recuperare gli antidoti ai vari tipi di devianza. Il primo passo in tal senso è stato per noi recuperare un pezzo della storia di Is Mirrionis ricostruendo il tipo di percorso intrapreso negli anni ’70-‘75 allorchè nel cuore del quartiere fu impiantata l’esperienza di una Scuola Popolare dei Lavoratori, autogestita e autofinanziata (e riportandone la cronaca in un libro realizzato lo scorso anno) che portò al conseguimento della licenza media per circa 250 lavoratori in sintonia con 150 giovani insegnanti volontari. Titolo di studio in quegli anni indispensabile per ottenere un posto di lavoro. Ma che fu anche Scuola di maturazione di coscienza civica, di impegno sociale, di altruismo, di solidarietà e partecipazione. Tant’è che nessuno dei partecipanti a quella Scuola Popolare ebbe poi a che fare con fatti di criminalità o devianza varia (tra cui la droga). Fu un’attività che si svolse quotidianamente presso locali in precedenza adibiti a Asilo, Centro sociale e, successivamente, Comitato di quartiere (sino alla fine degli anni ’90), continuando poi come Centro Culturale di Is Mirrionis. E’ a partire da queste esperienze, venendo ad oggi, che ci siamo risoluti a operare un lavoro di cucitura tra tutti i momenti associativi presenti in quartiere (sinora in numero di 16 realtà di differenziati ambiti, tra cui: Acli di Is Mirrionis, Teatro del Segno, Circolo Me-ti, Cooperativa Cometa, Gruppo parrochiale di Sant’Eusebio, “Edmondo de Amicis”, Associazione Sardegna-Palestina, Centro di quartiere Strakrash di via Brianza… ) e con essi impegnarci a redigere un progetto che si pone in un percorso di crescita di coscienza civica, di solidarietà, di opportunità di incontri tra i cittadini, così come ci trovammo a realizzare negli anni passati.

Attualmente ci stiamo riunendo in locali offerti generosamente dalla Parrocchia di Sant’Eusebio in attesa di una sede più idonea, ma contiamo di richiedere il recupero e la ristrutturazione degli ex locali della Scuola Popolare (attualmente ridotto a rudere, per quanto sia un “bene comune”, situato in una imbarazzante “via non via”, a meno che tale si possa considerare “via Is Mirrionis 43 segue numerazione”) trasformandolo in un Centro di Servizi polifunzionale all’interno di un progetto complessivo che punti alla riqualificazione dell’area circostante (anche se -e ce ne chiediamo il perché- fuori dal progetto ITI) in un’ottica di riappropriazione da parte del quartiere di una fase della propria storia di enorme valore umano.

Progetto che aspira a coinvolgere, oltre alle Associazioni, il maggior numero di cittadini in indispensabile sintonia di intendimenti con Comune, Città Metropolitana, Regione, Area, Fondazioni, Associazioni di commercianti, Studenti, Artisti…

E’ nostro convincimento che devianze varie e marginalità proliferano quando risultano carenti cultura, relazioni, solidarietà. In queste condizioni, c’è forse da stupirsi se nel nostro quartiere si registri il 25% di dispersione scolastica (la più alta in città), soltanto il 30% di occupazione, il 68% di edilizia popolare (la punta cittadina più alta) a fronte di scarsa presenza di luoghi, di proposte di incontri e di crescita civile?

E in conclusione, rispondendo all’invito del comandante Basile, ci piace poter rispondere: ecco, noi come cittadini volontari di Is Mirrionis (e non), siamo pronti e disponibili a offrire il nostro contributo nel difficile impegno di migliorare la qualità della vita in un quartiere periferico e popoloso cui siamo orgogliosi di appartenere.  Interpellateci: noi ci siamo.

 

Il presidente del Comitato promotore “Casa del quartiere di Is Mirrionis”.

Terenzio Calledda.

1 Commento

  1. Buongiorno. Mi fa piacere leggere di un qualcosa che si propone di avere in attenzione il contesto urbano di Is Mirrionis ma sono anche consapevole che le emergenze sono tali e tante che 5 minuti dopo la costituzione sarebbe, a mio avviso, stata possibile l’invio e l’avvio di almeno una UNA ! nota “costruttiva” all’indirizzo del Comune di Cagliari. Tanto più che l’accesso agli atti recentemente introdotto (f.o.i.a.) oggi consente al cittadino di ESIGERE e PRETENDERE ogni risposta ed avere , di fatto, il governo delle attività con relativa possibilità di incidere fattivamente. PURTROPPO NON LEGGO NULLA DI TUTTO CIO’ e mi sembra solo l’ennesimo inutile proclama. Per essere propositivo mi aspetterei una dura contestazione per esempio in occasione della premiazione del Bando fotografico “Cagliari in uno scatto” la cui selezione è avvenuta in assoluta OMERTA’ di informazioni e che, certamente rappresenterà la Cagliari delle cartoline con buona pace delle periferie. VERGOGNA. Grazie per l’attenzione.

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