Lo stretto sentiero della comunicazione M5S (seconda parte)

Tutti noi sappiamo che il Movimento Cinque Stelle è osteggiato da giornali e televisioni. Io credo che sia importante capire i motivi di questa ostilità considerando la situazione mediatica del nostro Paese. Scopriremo che si contendono l’opinione pubblica una destra affaristica mossa da interessi propri e una sinistra lontana dagli interessi del popolo italiano. Scopriremo che questa contesa pervade la vita pubblica, la stampa, le reti RAI e Mediaset che sembrano rivolgersi soltanto ad anziani e bambini. Perfino la letteratura pare sospesa all’esito dello scontro se i giovani scrittori che vanno per la maggiore, i vincitori dei premi Strega e Campiello, parlano di tutto fuorché di questa Italia vecchia, impoverita e sfiduciata.

L’impressione è che il potere galleggi su un precario status quo, sull’illusione di una luce in fondo al tunnel. Si intuisce che ci sia una forza, la massoneria, che nella babele della politica riesce ad accomodare le cose. Imponendo ad esempio Matteo Renzi, il cui triennio da primadonna è costato 170 miliardi di nuovo debito pubblico, cifra record, mentre l’economia italiana risponde debolmente alle iniezioni di liquidità della BCE. Matteo Renzi, la Boschi, la Madia, sono di certo un furbesco prodotto massonico, giovanilistico ed esteticamente gradevole.

Come si vede, il quadro mediatico è serrato, asfissiante. Allora la comunicazione del M5S deve trovare vie alternative, fantasiose, coraggiose. I social e i convegni fra noi sono utili per rafforzare il gruppo, ma hanno poca risonanza esterna; i banchetti sono un presidio, ma non colgono nel segno. Dobbiamo andare fra la gente per comprendere, coinvolgere i colleghi di lavoro, tenere tavoli pubblici là dove i partiti non azzardano a farsi vedere. Dobbiamo attirare l’attenzione di chi non va più a votare. Non possiamo aspettare il consenso degli italiani disperati.

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