L’Isola che non c’è. Primo incontro regionale

Il 18 novembre, a Dorgali, si è tenuto il primo “incontro regionale 5 Stelle” del 2017, in preparazione alle prossime elezioni regionali.

Sotto, il report della giornata, stilato da parte del moderatore dell’incontro.

 

Avendo avuto l’onore di moderare l’incontro “L’isola che non c’è”, tenutosi lo scorso sabato 18 novembre 2017 a Cala Gonone, mi permetto di condividere, a beneficio degli assenti, i miei personali e quindi NON UFFICIALI appunti, dei tanti e preziosi interventi della giornata.
NOTA BENE: tutto quello che riporterò di seguito non costituisce posizione ufficiale del Movimento, ma solo le singole opinioni espresse a titolo personale dai partecipanti durante la giornata.

Un breve cenno al titolo dell’incontro, scelto dal gruppo di Attivisti di Dorgali e Gonone, “L’Isola che non c’è”: titolo che può essere interpretato sia in riferimento al Movimento Cinque Stelle in Sardegna, che alla Sardegna in quanto isola autonoma e artefice del proprio destino. C’è tanto da lavorare per entrambi gli obiettivi e questo incontro, nel suo piccolo, è stato un piccolo passo in quella direzione.

L’unico intervento del quale identificherò l’autore è l’Avv. Ettore Licheri, che in apertura di giornata ha autorevolmente ed efficacemente indirizzato la mattinata verso le tematiche di carattere regionale, con utilissime considerazioni sullo Statuto della Regione Sardegna e la Legge Statutaria. Qui di seguito le sue preziose considerazioni.

Lo Statuto della Regione Sardegna è nato insieme alla Costituzione nel 1948 e, oltre al rango di legge di livello Costituzionale, condivide con quest’ultima un certo numero di articoli rimasti dopo quasi 70 anni lettera morta. Al suo interno, norme nascoste e inutilizzate possono certamente essere il grimaldello per scardinare un apparato amministrativo vecchio ed inefficiente. 
E’ evidente a tutti la presenza di un deficit di autogoverno della Sardegna, che è tutt’ora causa del mancato sviluppo economico dell’isola. Tante sono le spinte verso l’autonomia, che arrivano principalmente dal mondo del lavoro. 
Nonostante la Costituzione la promuova esplicitamente, a che cosa dobbiamo la mancata attuazione dell’autonomia in Sardegna? Ai governi passati? La risposta è NO.

SISTEMA LEGISLATIVO DIABOLICO, LA CAUSA DELLA MANCATA AUTONOMIA
Autorevoli fonti dottrinali individuano la causa nel diabolico sistema legislativo e nel modo in cui si è sviluppato il decentramento amministrativo (il potenziamento delle periferie a discapito del centro).
E’ facile riscontrare come lo Stato centrale abbia in generale tenuto per sé i poteri sulle materie strategiche, importanti, decentrando invece quelli sulle materie più rognose. Questo determina necessariamente che i politici locali debbano sempre dimostrare la loro devozione nei confronti dei poteri centrali, unico modo per ottenere risorse, alimentando il fenomeno clientelare che come Movimento vogliamo abbattere. 
Inoltre la complessa articolazione della macchina burocratica allontana i cittadini e li divide (secondo l’antica quanto efficace locuzione latina “divide et impera”). Ciò indebolisce il popolo e lo assoggetta al ricatto dell’assistenzialismo. 
Prestigiosi istituti di ricerca affermano che questo sistema è finalizzato a concentrare il potere in una oligarchia. Pertanto tutte le istanze autonomistiche vanno in direzione contraria al sistema centralista e accentratore e come ovvio, vengono ostacolate. 
Cosa può fare in questa situazione il Movimento Cinque Stelle? Avvicinare il cittadino alle istituzioni, quelle regionali in questo specifico caso. E’ necessario sviluppare un programma che contenga idee nuove e rivoluzionarie, quelle che nessuno ha mai avuto il coraggio di proporre. Idee e proposte che dobbiamo costruire partendo dalle leggi che abbiamo già scritto. Analizzando lo Statuto Sardo, ci sono alcune materie sulle quali la Regione può legiferare in autonomia. Nel caso di ingresso di una nuova forza politica come la nostra, che si faccia portatrice della forte volontà di cambiamento, potremmo “sfruttare” questa potestà legislativa a favore di un forte cambiamento.

DECENTRAMENTO UFFICI REGIONALI PER COMBATTERE SPOPOLAMENTO
Uno dei problemi principali della Sardegna è lo spopolamento delle zone interne (il cosiddetto “effetto ciambella”). Secondo l’Art. 3 lettera a) la Regione ha potestà legislativa sull’ordinamento dei propri uffici ed enti amministrativi. Perché non “decentrare” gli uffici che si occupano di agricoltura, più vicino a dove questo settore é più radicato e sviluppato? Perché chi si occupa di trasporti non potrebbe stare vicino a quella che è considerata la “porta principale” della Sardegna, soprattutto nel periodo estivo? Perché altri organismi che sono il punto di riferimento di tutto il territorio regionale non possono trovare collocazione in una posizione più baricentrica?

FISCO E PROVVEDIMENTI DI SOLIDARIETA’ SOCIALE: l’Art. 10 lettera a) attribuisce alla Regione la possibilità di “prevedere agevolazioni fiscali, esenzioni, detrazioni d’imposta, deduzioni della base imponibile e concedere, con oneri a carico del bilancio regionale, contributi da utilizzare in compensazione ai sensi della legislazione statale;”. Questo che viene attribuito alla Regione è uno strumento potentissimo per poter incentivare attività virtuose che si ritengano strategiche per lo sviluppo della nostra isola.

DEMOCRAZIA DIRETTA. Nonostante tutti noi auspichiamo la nascita e l’utilizzo di strumenti di democrazia diretta, che avvicinino i cittadini alle istituzioni, molti di noi ignorano che lo Statuto Regionale prevede tutti i tipi di referendum (Abrogativo, Propositivo e Consultivo), attivabili con un numero di firme tutto sommato accessibile (15.000). Strumento che potremmo promuovere anche ora che non siamo rappresentati nel Consiglio Regionale.

BREVI FLASH DEGLI ALTRI INTERVENTI:

STATUTO SARDO… UN GATTO!
Citazione di Emilio Lussu: “Lo Statuto della Regione Sardegna (del quale non esiste un preambolo alla sua scrittura), assomiglia più ad un gatto che a un leone. 
Numerose le proposte che giacciono polverose negli archivi della Regione. Si continua, di legislatura in legislatura, nello stipulare con lo Stato Centrale accordi al ribasso, dove a perdere è sempre la Sardegna (citato accordo Soru/Prodi che ha trasformato una richiesta di trasferimento di 10 mld, in un accordo per 900 mln). E’ stato inoltre citato il grande numero Consiglieri Regionali, sovradimensionato in rapporto alle altre regioni ed in proporzione al numero di abitanti.

BUROCRAZIA E POLITICA, UN CONNUBIO DA SEPARARE, CON DUE MANDATI E A CASA. 
E’ stata ribadita la bontà di una norma come quella dei due mandati e a casa, che eviterebbe la consolidata complicità tra burocrazia e politica, che reciprocamente soddisfano il bisogno comune di perpetuarsi nel tempo.

BILANCIO REGIONALE. 
Sono stati illustrati numeri dai quali si evince la dipendenza della spesa pubblica regionale dai trasferimenti dello Stato. In dettaglio, la Sardegna riceve dallo Stato Centrale più di quanto paghi di tasse, per un importo di oltre 4 mld di euro/anno. Pesa particolarmente su questo dato il saldo netto della previdenza INPS, con un importo di assegni pagati di gran lunga maggiore dei contributi attualmente versati.

GRUPPI DI LAVORO SULLO STATUTO
Diverse le proposte per lavorare allo studio ed eventuali proposte di modifica dello Statuto. Dall’adottare un articolo per ogni gruppo, alla designazione di uno-due attivisti per ogni gruppo che si relazionino tra loro. Nei prossimi incontri si cercherà di tradurre in pratica queste proposte, attivando i gruppi necessari.

ULTIMA OPPORTUNITA’ 
Brucia ancora la mancata partecipazione alle Regionali del 2014. Quella del 2019 sarà, per noi sardi, una grande ma forse anche l’ultima opportunità per portare dentro la Regione i nostri principi di onestà, trasparenza e meritocrazia. La crescente disillusione e la sfiducia verso la politica, evidenziate dall’affluenza alle ultime tornate elettorali, segnalano il pericolo che il Movimento Cinque Stelle stia finendo, per la maggior parte degli elettori, dentro il calderone del “Tutti i partiti sono uguali”. Quindi: stavolta non possiamo e non dobbiamo fallire.

PIU’ COMUNICAZIONE, MENO CONFLITTI INTERNI
Vari sono stati gli interventi per chiedere da parte dei portavoce maggiore comunicazione, vista come una delle principali cause di incomprensioni e conflitti all’interno dei gruppi.

CANDIDATURE, QUALITA’, UMILTA’
Da più persone è stata espressa la necessità di darsi una organizzazione, un metodo con l’obiettivo di addivenire ad una maggiore qualità dei propri candidati. Necessità che risulta impellente in funzione delle prossime politiche del 2018. E’ stato fatto l’invito a tutti i gruppi affinché lavorino per crescere in quantità e qualità. E’ stata rilevata la scarsa presenza di giovani, e questo è un primo obiettivo che come Movimento ci dobbiamo porre: coinvolgerli di più, perché loro sono quelli che hanno più da perdere dal perdurare di questa situazione.
E’ stato detto che non c’è niente di male nel proporsi come candidato, a patto che avvenga dopo esercizio di umiltà. Chi ha al suo fianco una persona più valida, deve sostenere la candidatura di quello più meritevole e fare di buon grado un passo indietro.

Ringrazio chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui, e ringrazio ancora il gruppo di Attivisti di Dorgali e Gonone che ha speso tempo ed energie per l’organizzazione di un evento di riconosciuta qualità.

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