A proposito dell’insularità, speculazione politica o giusta rivendicazione?

di Fabiola Cardia, portavoce Comune di Sestu.

A chi non è capitato in quest’ultimo periodo di essere contattato o invitato a firmare per il referendum sull’insularità?
Un po’ a tutti credo e ben vengano questi spazi, perché il Referendum è un istituto democratico che i cittadini devono poter utilizzare per poter partecipare alla vita politica del proprio Paese.
Certo i Riformatori sono avvezzi i a cavalcare tematiche di cui poco si sono occupati nel passato ma che ora, vedi la questione catalana e i 2 referendum in Veneto e Lombardia, appassionano i sardi.

La proposta avanzata dai Riformatori Sardi è ottenere che la condizione ineludibile di isola, con tutti gli svantaggi connessi, venga riconosciuta e inserita – o meglio reinserita, dal momento che è stata annullata nel 2001 con la riforma del Titolo V- nella Costituzione.
Anche le due regioni che ho citato, seppur con qualche distinguo, hanno utilizzato lo strumento referendario per chiedere allo Stato di poter legiferare su alcune materie in totale autonomia.
Certo questi referendum erano del tutto inutili visto che in Costituzione l’art.116 garantisce forme di autonomia concordate con lo Stato che avrebbe poi permesso di legiferare in proposito. Ma attingere dal calderone degli entusiasmi indipendentisti ha comunque spinto (seppur qualche esito finale ci dice il contrario) i cittadini ad andare a votare e a rinforzare la causa.

La richiesta dei riformatori di modificare la Carta attraverso il referendum potrebbe invece incontrare ostacoli proprio perche questi svantaggi che dovrebbero essere colmati, a detta loro, con l’inserimento dell’insularità nella Costituzione,possono essere superati con legge ordinaria. Proprio Andrea Pubusa ricorda, quando impugnò davanti alla Corte Costituzionale il provvedimento che dichiarò inammissibile il referendum regionale contro la permanenza della base USA a La Maddalena, che il giudice lo bocciò perché invadeva la sfera dei trattati internazionali riservati dalla Carta allo Stato. D’altra parte, ultimamente le regioni a statuto speciale e le province autonome non godono di grosse simpatie proprio per la loro differenziazione.
Allora, perchè questa classe politica che troppo spesso ha mostrato inettitudine non si avvale di uno strumento purtroppo a loro sconosciuto qual è lo Statuto?
Proprio lo Statuto con l’art.13 potrebbe dare molte risposte ai cittadini, e ai politici se si degnassero di studiarlo.
Ci permetterebbe di superare le diseguaglianze e di rimuovere gli ostacoli (ecco di nuovo la Costituzione che ci viene in aiuto con l’art. 3) che non permettono alla nostra isola di uscire da una crisi perenne.

Allora andiamo a studiarlo questo Statuto e promoviamone le opportunità: Statuto Regione Autonoma della Sardegna

1 Commento

  1. “Volete voi che lo stato di insularità sia inserito in Costituzione?”. Di questo si sta a parlare e basta ciò per riposizionare la Sardegna nello scenario europeo? Nell’Europa a due velocità? Oggi assistiamo a Lombardia e Veneto che guardano al loro futuro sulle questioni finanziarie e quindi un nuovo rapporto con la Stato e noi non riusciamo ancora a far valere il nostro Statuto. Forse occorre chiedersi se questo Statuto speciale per la Sardegna nel suo art. 13 “Lo Stato col concorso con la Regione dispone un piano organico per favorire la rinascita economica e sociale dell’Isola” si è riusciti ad applicarlo fino in fondo? O le classi politiche dirigenti che si sono succedute hanno rinunciato di proposito per rispondere ai comandi dei Governi nazionali di riferimento? In sostanza questa Autonomia, che guida la forma di relazione tra l’Italia e la Sardegna ci dimostra che non sia servita alla nostra Isola. Potrei sbagliarmi ma l’azione politica dei Riformatori da l’idea che si voglia cambiare tutto per non cambiare nulla. E mi chiedo, ci basta l’insularità per far ripartire la Sardegna? Ognuno potrà dare la propria risposta.

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*