Sul precariato presso la Regione Sardegna? Un passo avanti e due indietro.

La legge n. 37 del 22 dicembre 2016 della Regione Sardegna che contiene norme per il superamento del precariato al proprio interno, evidenzia la mancanza di sensibilità e attenzione politica nei confronti di precari vincitori di selezioni pubbliche espletate in questi ultimi anni. Precari che continueranno a lavorare sino al 31/12/2018 ma che di fatto non potranno beneficiare della “legge Madia” che indica come requisito l’aver maturato 36 mesi di lavoro, anche non continuativo, al 31/12/2017. La Regione Sarda infatti ha scelto di limitare al 31/12/2015 il requisito dei tre anni lavorativi, tagliando fuori dal processo di stabilizzazione tanti giovani precari che vi rientrerebbero secondo la legge nazionale; anche coloro che erano in servizio a dicembre 2015. Veramente paradossale che questo personale, altamente specializzato in vari settori dell’ ICT e altri settori strategici per le politiche regionali, venga tagliato fuori da una opportunità tanto attesa, ad opera della propria Regione di appartenenza, che presta sempre meno attenzione alle problematiche legate al lavoro, al pari delle Giunte precedenti.

Vorrei richiamare questa Giunta Regionale alle proprie responsabilità ricordando che tra il 2007 e il 2016 ben 21.746 sardi sono emigrati all’estero ed in particolare nel 2016 un numero pari a 3.370. Emigrano giovani, laureati e diplomati e quando non si ha un’alta scolarizzazione si tratta di persone che non rinunciano alla ricerca, pur con tanta fatica, di un futuro migliore. Questa fuga produrrà effetti devastanti nel prossimo futuro ed è bene chiedersi: senza i giovani preparati che vanno via e senza quei giovani che hanno capacità tecniche e professionali che emigrano nei paesi europei per affrontare nuove sfide, come si può avere fiducia nelle nostre Istituzioni e ipotizzare un nuovo modello di sviluppo sostenibile per la nostra Isola? La Regione Sarda non può ritagliare al ribasso una occasione storica per il superamento del precariato nella Pubblica Amministrazione, dettata da norme nazionali forse inaspettate.

Il MoVimento5Stelle si batte a sostegno delle giuste rivendicazioni dei lavoratori precari, intervenendo in tutte le sedi istituzionali e in particolare al Senato, dove la Senatrice Serra del M5S ha recentemente presentato una interrogazione al Governo proprio a tutela dei giovani precari presso la Regione Sardegna.

Pino Calledda

Consigliere comunale Cagliari

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Il comunicato di Manuela Serra M5S:

Il governo intervenga per chiarire la legittimità dell’azione della Regione Sardegna nell’assunzione dei propri lavoratori precari.  Roma, 3 novembre 2017 – “Il governo intervenga per chiarire la vicenda e le sorti del personale assunto con contratti a tempo determinato dalla Regione Sardegna e in servizio fino al 31 dicembre 2018. È necessario tutelare il diritto dei lavoratori in ossequio ai principi costituzionali e Comunitari.”  – A chiederlo è la senatrice del Movimento Cinque Stelle Manuela Serra, in un’interrogazione indirizzata al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione. – Questi dipendenti precari della Regione lavorano da anni, ben oltre i trentasei mesi previsti dalla legge, con contratti che vengono periodicamente rinnovati. Nessuna stabilizzazione è stata programmata per loro, nonostante abbiano sostenuto diversi concorsi. “Non è accettabile – spiega Manuela Serra – che un ente pubblico impieghi da svariati anni dei propri dipendenti con contratti che negano diritti e dignità. I lavoratori chiedono solo chiarezza riguardo alle proprie sorti.” “Per questo – conclude la Serra – abbiamo chiesto al governo di intervenire anche attraverso il coinvolgimento della Conferenza Stato-Regioni, per ottenere un parere e adottare, in accordo con la Regione Sardegna gli interventi opportuni. Ciò che ci interessa è chiarire questa situazione e garantire dignità ai lavoratori e alle loro famiglie”.

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Il testo dell’interrogazione in Senato:

Interrogazione a risposta orale 3-04061
presentata da
MANUELA SERRA
mercoledì 18 ottobre 2017, seduta n.902

SERRA, CASTALDI, SANTANGELO, LEZZI, PAGLINI, MORRA, MORONESE

– Al Presidente del
Consiglio dei ministri e al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione –

Premesso che:
l’articolo 20 del decreto legislativo n.75 del 2017 (“decreto Madia”) prevede che i lavoratori precari
della pubblica amministrazione possano essere stabilizzati nel triennio 2018-2020 a condizione che
abbiano un contratto in essere successivamente all’entrata in vigore della legge n. 124 del 2015 e
dimostrino di avere 36 mesi di servizio al 31 dicembre 2017, anche non continuativi, maturati negli
ultimi 8 anni;
con la legge regionale n. 37 del 2016, recante “Norme per il superamento del precariato nel sistema
Regione e altre disposizioni in materia di personale”, la legislazione della Regione Sardegna
(conformemente alla legge costituzionale n. 3 del 1948, statuto speciale per la Sardegna) si inserisce
nello spirito della riforma nazionale in materia di riorganizzazione della pubblica amministrazione e
superamento del precariato del personale impiegato nella pubblica amministrazione. Con tale legge,
veniva prevista la stabilizzazione del personale non dirigente in servizio presso le amministrazioni
regionali, per almeno 36 mesi, anche non continuativi, nel periodo dal 1° gennaio 2009 al 31
dicembre 2015;
la Regione Sardegna in virtù dello statuto speciale, articolo 3, primo comma, lettera a), ha potestà
legislativa in materia di stato giuridico ed economico del proprio personale impiegato. Tuttavia,
quanto statuito dalle norme ivi contenute deve armonizzarsi con la Carta costituzionale, con i principi
generali dell’ordinamento giuridico della Repubblica nonché con la normativa dell’Unione europea;
l’articolo 117, primo comma, della Carta costituzionale prevede che la potestà legislativa dello Stato e
delle Regioni deve conformarsi, oltre che alla Costituzione, anche ai vincoli derivanti dall’ordinamento
comunitario e internazionale. Ne consegue che anche la Sardegna sia vincolata da tali obblighi
nell’esercizio della propria potestà legislativa;

considerato che:
la direttiva 1999/70/CE del Consiglio dell’Unione europea del 28 giugno 1999, attuata dall’Italia
con il decreto legislativo n. 368 del 2001, contiene una disciplina generale e pone una serie di
principi specifici a cui gli Stati membri dell’Unione europea, sebbene in via autonoma, devono dare
seguito. Tra questi, viene previsto, alla clausola 5, il contrasto agli abusi messi in essere da parte
del datore di lavoro, pubblico o privato, nell’adozione di una successione di contratti di lavoro a
tempo determinato. Lo scopo è, infatti, quello di creare un sistema normativo armonioso che contrasti
l’utilizzo con abuso di contratti di lavoro a tempo determinato;
sebbene la durata dei contratti di lavoro a tempo determinato sia stata fissata in 36 mesi, dapprima
dal decreto legislativo n. 368 del 2001, abrogato e sostituito dal decreto legislativo n. 81 del 2015,
tale violazione nel settore pubblico non comporta, come avviene, invece, nel settore privato, il diritto
all’automatica conversione del contratto di lavoro a tempo determinato in un contratto di lavoro a
tempo indeterminato, come stabilito dall’articolo 36, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001,
e in virtù del limite posto dall’articolo 97, quarto comma, della Costituzione;
tuttavia, pur non potendo considerare sussistente tale diritto in capo al lavoratore, l’utilizzo reiterato
da parte della pubblica amministrazione di queste forme contrattuali, oltre a poter rappresentare
un abuso, da valutare caso per caso dall’autorità giudiziaria, in grado di violare anche un principio
generale stabilito a livello comunitario, espone il lavoratore a dei gravi pregiudizi consistenti nella
perdita di chance, come evidenziato anche dalle Sezioni unite della Corte di cassazione con la
sentenza del 15 marzo 2016, n. 5072;
sorge quindi il diritto del lavoratore a chiedere e ottenere il risarcimento del danno sofferto, con
conseguente pregiudizio in capo alla pubblica amministrazione che deve sopportare l’esborso a
causa dell’illecito messo in essere. Da ciò deriva inoltre la lesione del principio a cui devono ispirarsi i
pubblici uffici, ovvero il buon andamento della pubblica amministrazione;
considerato altresì che, a parere degli interroganti, la legge n. 37 della Regione Sardegna non tiene
adeguatamente in considerazione la posizione di parte del proprio personale, già impiegato dal 2013
e ancora in servizio fino al 31 dicembre 2018, che risulta assunto con contratti a tempo determinato
e flessibile stipulati in successione. La condizione di tali lavoratori, sebbene abbiano sostenuto delle
prove concorsuali, non è stata correttamente valutata in relazione alla legge e ciò appare discutibile
alla luce dei principi citati, nonché alla luce dell’articolo 2, comma 2, della stessa legge n. 36, che
prevede l’adozione di contratti di lavoro a tempo determinato e flessibile “solo per rispondere a
motivate esigenze di carattere temporaneo o eccezionale”;
tenuto conto dei poteri della Regione Sardegna, tenuto altresì conto della necessità di garantire
equità nel trattamento dei pubblici dipendenti, appare utile evidenziare, anche in relazione all’articolo
11 delle disposizioni della legge in generale di cui al regio decreto n. 262 del 1942, e successive
modificazioni e integrazioni, che gli effetti della legge dovranno spiegarsi in via retroattiva, pur
nonostante vi siano dipendenti della Regione attualmente in servizio con contratti in scadenza al 31
dicembre 2018,

si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti e se ritenga opportuno adottare dei provvedimenti di
competenza, anche di carattere normativo, al fine di chiarire la situazione;
se ritenga opportuno il coinvolgimento della Conferenza Stato-Regioni per vagliare tali circostanze,
ottenere un parere e adottare eventualmente gli interventi concertati ritenuti necessari.

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