Il marchese Roberto Lucifero ed il ragionier Ettore Rosato.

Ci sono tanti modi per finire nei libri della storia politica di una nazione, purtroppo anche con dei comportamenti non condivisibili. La presidenza della repubblica italiana è il classico indovinello da prima media, per chi è capace ad elencare in ordine esatto chi ha svolto il compito fino ad oggi.
E’ invece un’altra cosa sapere e ricordare chi è stato davvero all’altezza del ruolo, con discernimento ed esclusivo interesse dei cittadini, Costituzione alla mano. Si proprio quella, la nostra Carta Fondamentale per cui, ingenuamente, c’eravamo illusi di lasciarla nuovamente risposta sullo scaffale buono dopo la preoccupata rispolverata che ci aveva obbligato Renzi con la sua ignobile riforma costituzionale, bocciata sonoramente dagli italiani il 4 dicembre.
Niente da fare, perché questa si sta rivelando la peggior legislatura della storia della Repubblica. Nonostante la batosta referendaria i nostri cari onorevoli non si sono persi d’animo, temono la “deriva populista” che significherà di ritrovarsi presto privi di poltrona, con i vitalizi azzerati e senza i sostanziosi e variegati benefits partitici.

E così si sono inventati il Rosatellum, dal ragionier Ettore Rosato, funzionario assicurativo. Null’altro che l’ennesima norma teratologica frutto delle menti eccelse e preparate del PD e dei suoi impresentabili alleati.
Questa volta è spettato al premier Gentiloni l’ingrato compito di mettere la faccia forzando la mano, con la richiesta del voto di fiducia per l’approvazione della nuova legge elettorale. Ma sappiamo che è sempre Renzi il gran manovratore, che oggi accoglie pure l’opportunista Salvini che, pronostici alla mano, intravede un maggior numero di scranni conquistati grazie al Rosatellum.

Il ricorso al voto di fiducia per far passare il Rosatellum viola l’art.72 della Costituzione che impone che le leggi elettorali seguano l’iter parlamentare normale, senza scorciatoie ed altri sotterfugi regolamentari.
Non tutti sanno che tale regola fu inserita all’ultimo momento, nella seduta pomeridiana della Assemblea Costituente del 15 ottobre 1947, settant’anni esatti. Mancavano appena due mesi prima della promulgazione della Carta. L’artefice fu un monarchico convinto, il marchese Roberto Lucifero d’Arpigliano, deputato costituente eletto nel collegio di Catanzaro, figlio del più noto Falcone Lucifero che tra i tanti ruoli politici, all’indomani del’8 settembre curò i rapporti tra il governo di Badoglio e le forze antifasciste, nonostante il suo trascorso fascista con tanto di tessera.
In realtà, quel pomeriggio di autunno, si discuteva l’articolo n.69 che, dopo il riordino finale del testo, divenne il n.72. Fu una seduta importante per il nobile Lucifero perché con le sue richieste si giunse a varie modifiche dell’articolo portato all’approvazione dell’assemblea dalla speciale Commissione per la Costituzione presieduta da Meuccio Ruini.
Grazie ai resoconti stenografici della seduta sappiamo che il deputato esordì con queste emblematiche parole: “Il guaio è che noi lavoriamo su un testo, che non abbiamo sott’occhio, cioè lavoriamo ad orecchio.” Il fotocopiatore era lontano da essere inventato e forse predisporre centinaia di copie da distribuire all’intera assemblea era uno spreco di carta inutile in tempi di forte ristrettezza per una nazione che aveva le ferite ancora aperte dalla guerra appena conclusa.

Quello che oggi ci interessa è il quarto comma dell’articolo.
Il testo originale, portato al voto dell’Assemblea Costituente, prevedeva che l’iter ordinario di approvazione di un disegno di legge fosse obbligatorio per le norme in materia costituzionale, trattati, bilanci, ecc. Niente riguardo alle leggi elettorali.
Dopo la lettura del testo da parte del presidente Umberto Terracini, il marchese Lucifero chiese nuovamente la parola: “Vorrei pregare di aggiungere le leggi elettorali; perché le leggi elettorali, anche nell’ultima legge del 1946, non sono considerate leggi costituzionali. Secondo me lo sono.” Nessuno tra gli oltre trecento deputati presenti intervenne in merito. L’articolo così modificato fu approvato, a fine seduta, con scrutinio segreto.

Quel giorno era presente Bernardo Mattarella, il padre di Sergio, anche lui deputato costituente. Non potremo mai sapere se votò a favore del articolo così modificato. Non è importante, ma vorremmo che Sergio abbia un doppio rispetto per quello che oltre ad essere suo padre biologico è anche uno dei padri costituenti della nostra Nazione, sebbene non abbia contribuito granché alla stesura della Carta.

Signor Presidente Mattarella sono tanti gli aspetti del Rosatellum che non rispettano la legge costituzionale. Lei sa, avendolo già fatto in qualità di giudice costituzionale, che la Consulta arriverà a disapplicarla quando sarà chiamata ad esprimersi. Ma sarà troppo tardi e potremmo ritrovarci con una nuova legislatura illegittima, fatta di nominati e tanti burloni incapaci o interessati ai propri affari.

Da buon sardo vorrei concludere che quel giorno era presente Emilio Lussu a decidere sull’art.72. Dopo qualche settimana, sempre in quel consesso costituente, Lussu intervenne sulla legge elettorale che si doveva approvare per l’elezione della Camera dei Deputati, da formare all’indomani dell’entrata in vigore della Costituzione. C’era la proposta di basare la norma prevedendo il collegio uninominale, un’altra peculiarità del Rosatellum.
In merito a detta soluzione, il deputato sardo dichiarò: “E’ sempre stato espressione di interessi poco chiari”. Ed ancora: “tornerebbe alle vecchie clientele che hanno portato una nota equivoca nella politica italiana”. Se i presupposti erano così allora, figurarsi oggi.

Signor Presidente Mattarella potrà decidere se finire nelle pagine buie della nostra storia recente, in buona compagnia, oppure no, per aver fatto il suo dovere col difendere i valori ed i principi che regolano la comunità libera e democratica chiamata Italia. Lo pretende la sua, la nostra Costituzione.

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