Banche, Finanza e Politica

Venerdì 27 ottobre presso la sala “Search” del comune di Cagliari dalle 17:15 si terrà l’incontro con il giornalista Gianluigi Paragone per parlare dell’intreccio tra politica e finanza, attraverso la prestazione del suo libro “Gang bank”.

La finanza è balzata alla ribalta delle cronache, in maniera prepotente, con lo scoppio della crisi dei subprime del 2008.
Il termine subprime indica quei prestiti che vengono concessi ad un soggetto che non può accedere ai tassi di interesse di mercato, in quanto ha avuto problemi pregressi nella sua storia di debitore.
La crisi fu innescata, infatti, a causa dei prestiti concessi, ma anche a causa dell‘avidità degli speculatori e dalla mancanza di supervisione degli organi governativi preposti. Tutto questo comportò la crisi del settore bancario, che oltre a propagarsi negli Stati Uniti, venne esportata con sfumature diverse nel resto del mondo.
Di fatto per far fronte alla crisi bancaria e finanziaria, molti paesi dovettero sostenere il sistema bancario: tutto questo in un periodo di crisi economica generalizzata, con pensati recessioni del Pil in varie parti del mondo occidentale.
La parte occidentale più colpita fu l’eurozona: in quel periodo alle prese con il problema dei debiti sovrani. L’Italia, essendo tra le nazioni del mondo con il debito pubblico più alto, venne presa dalla morsa degli speculatori.

La situazione Bancaria Italiana

Nell’ordinamento italiano la banca (o l’attività bancaria) è definita come l’esercizio congiunto dell’attività di raccolta di risparmio tra il pubblico e dell’attività di concessione del credito (art. 10 del Testo unico bancario, d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385 e successive modificazioni e integrazioni). Pertanto si può affermare che la banca svolge un’attività di intermediazione finanziaria.
Questo ruolo di intermediazione è fondamentale, perché attraverso una banca, ogni individuo può conservare i propri risparmi e chiedere prestiti per trovare le risorse economiche per favorire la propria vita.

In Italia le banche private operano sotto il controllo della BCE (Banca Centrale Europea) e della Banca d’Italia.
Questi due organi controllano il mercato bancario e finanziario affinché non vi siano anomalie che posso mettere a rischio il risparmio italiano.
Ma come abbiamo assistito recentemente, nonostante la presenza degli organi governativi preposti di vigilanza, ci sono stati casi di crisi bancarie, come ad esempio il caso Montepaschi di Siena.
Il caso Montepaschi di Siena è eloquente: in cui c’è stata una banca letteralmente spolpata dall’interno, dove l’azione di vigilanza della Banca d’Italia è stato del tutto assente ed ancora oggi non si conoscono i beneficiari dei prestiti accordati, ma ciò nonostante, gli amministratori delegati continuano ad avere buone uscite astronomiche. Senza contare che nel gennaio del 2016 ex presidente del consiglio Matteo Renzi dichiarò: “Il Montepaschi di Siena è una banca solida per investire”, ma il saldo degli investitori a quasi due anni da quella dichiarazione è di -60%.
Pertanto sorge spontanea la domanda: perché la Banca d’Italia non ha provveduto a svolgere il proprio ruolo di garanzia? La risposta sta nel fatto che parte dei titolari della Banca d’Italia sono gli stessi istituti bancari privati: in sostanza i controllori sono quelli che dovrebbero essere controllati. Questo cortocircuito, naturalmente, va a scapito dei piccoli risparmiatori, i quali nelle situazioni di sofferenze finanziaria sono i primi a rimetterci i propri risparmi, ma va anche aggiunto, la poco pressione mediatica per far luce su tali vicende. Infatti all’interno dei gruppi editoriali si possono trovare azionisti delle banche private che possono porre la loro influenza sulla stampa.
Proprio per questo il MoVimento 5 Stelle vuole che la vigilanza bancaria, attualmente esercitata dalla Banca Centrale Europea e dalla Banca d’Italia, possa avvalersi di nuovi metodi e strumenti ispirati a condivisione delle responsabilità, maggiore trasparenza e pene più severe a vantaggio della sicurezza e della tutela del risparmio; ad esempio: limitando il segreto d’ufficio sulle ispezioni svolte da Banca d’Italia, rendendo obbligatoria, per tutti gli ispettori, la comunicazione all’autorità giudiziaria in caso di reato sospetto, eliminando l’obbligo della sola comunicazione, in molti casi esclusiva, al governatore della Banca d’Italia.
Ma non solo il MoVimento 5 Stelle vuole che ci sia una separazione tra banche d’affari che speculano sull’economia finanziaria e banche commerciali, le uniche autorizzate a raccogliere i depositi per finanziere famiglie ed imprese, proprio per mettere al riparo i risparmi dai giochi degli speculatori, ma anche in questa maniera si potrà fornire ai clienti un’adeguata informazione sulla banca in cui i clienti decidono di avvalersi.
Tutti questi provvedimenti vanno nella direzione in cui ci sia la vera salvaguardia dei risparmiatori italiani, in cui ci sia un reale controllo sulla attività bancaria, ma tutto questo deve passare anche attraverso una giusta e corretta informazione.

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