Il Movimento 5 Stelle nel Quartiere Castello

Il consigliere Pino Calledda e un gruppo di attivisti del tavolo di lavoro “Urbanistica e Mobilità” Attivisti 5 Stelle Cagliari, si sono recati nel quartiere Castello, per rapportarsi con chi ci risiede o lavora, nell’ambito di un lavoro che mira a produrre analisi delle criticità e proposte per questo quartiere.

Quartiere di Castello, seconda Guerra Mondiale. Madre, padre e sette figli, durante l’allarme che avvisava l’arrivo dei bombardieri, piuttosto che fuggire, preferivano rifugiarsi in un’antica cisterna di cui il quartiere è pregno, attraverso un piccolo passaggio interno all’abitazione. Uniti e vicini sino alla fine, anche in una scelta che non poteva di sicuro essere la via di salvezza, nel caso in cui fossero stati sepolti dall’intero palazzo. In caso di emergenza, tra i bambini, la figlia più grande aveva il compito di spingere la madre all’interno del passaggio, un po’ troppo angusto per una donna incinta. Poco si sa di questa famiglia, ma nei lavori di ristrutturazione di una delle ultime attività ancora esistenti in via Lamarmora, è stato trovato il piccolo passaggio che portava dritto a quella cisterna. Un quartiere carico di memoria e storia incorniciato da ex-sottani con pareti di tufo, travi di ginepro, libri, oggetti e numerosissime mattonelle dai colori e disegni del passato, rappresentano il vero “bene comune” del quartiere e della nostra città.
Queste “Riggiole” (mattonelle) sono la vera scrittura di un sobborgo dal passato Castellano a testimonianza di “origini lontane” che tengono “lontano” il degrado di amministrazioni non attente al proprio patrimonio storico, artistico e sociale. Le piccole attività ci raccontano la bellezza non solo del quartiere, ormai in via di spopolamento, ma anche delle persone che ci vivono e conservano le tradizioni culturali di Cagliari. Grida vendetta il degrado e il deserto che hanno invece lasciato tutte le amministrazioni, che si sono riempite la bocca di belle parole, come sempre in campagna elettorale, per poi dire successivamente agli abitanti :“Organizzatevi in comitati o associazioni di protesta”.
D’altronde non è forse a questo che serve la democrazia rappresentativa? Far sì che questi signori vengano eletti per dirci queste parole e non per occuparsi essi stessi della cosa pubblica?!
Assenza di servizi (Bancomat, Ufficio Postale, Infopoint), viabilità scarsa, problema parcheggi, per non citare la raccolta differenziata, sono alcuni dei problemi più sentiti. Utilizzo del parcheggio di Via Cammino Nuovo come uscita da Castello, è consentito? Via Mazzini, che consentiva l’uscita, ora chiusa, verso piazza Costituzione, ha dato il colpo di grazia ad una viabilità già critica per ragioni storiche del quartiere. Residenti che sia da via Lamarmora sia da via Cannelles vogliono andare ai parcheggi di via Regina Elena, vista la chiusura di via Mazzini, sono costretti a passare per il parcheggio di Via Cammino nuovo (nato come parcheggio e non come via d’uscita di un intero quartiere ), largo Carlo Felice, via Roma, viale Diaz, viale Regina Margherita infine per parcheggiare a pagamento in via Regina Elena e poi trovare la sorpresa dell’ascensore non funzionante!!!!! Tanta pazienza per avere l’automobile “vicina” a 10 minuti a piedi da casa e poi scoprire che comunque dopo una giornata lavorativa, non potrai ancora godere del riposo e la calma che la propria casa può dare. In Castello, a causa di un ponteggio comunale, non vi è più il transito del bus n. 7. Il ponteggio fisso fù messo per il ripristino di alcune piccole parti cadute dalla faccia di un palazzo pubblico “Sa Domu”; certo il buon senso avrebbe consigliato i lavori di messa in sicurezza con un cestello elevatore o ponteggio mobile, cosicché si sarebbe comunque assicurata la viabilità, ma sta di fatto che le scelte sono state altre e che hanno avuto come risultato, in un’area vasta e collinare come questa, che la popolazione non potesse avere un mezzo pubblico su cui contare.
I turisti, forse, possono essere la chiave che spiega la volontà di far svuotare il quartiere di Castello e far capire l’intenzione che probabilmente c’è sotto.
Innanzitutto vi è un’affluenza eccessiva a causa delle navi da crociera, che così come è concepita oggi, non ci dà la possibilità di sfruttare tutto questo turismo gratuito che sta arrivando (per ragioni note), bensì solo di subirlo passivamente e nei peggiori dei modi. Ormai le sigle B&B regnano e il fascino dell’antico misto all’abbandono è quello su cui si vuole puntare per il turista, che può però far a pugni con quelle che sono le esigenze di chi ci abita che invece chiede più viabilità, riapertura del mercato, ad esempio quello di Santa Chiara, e non di apertura di centri di grande distribuzione come avvenuto in Piazza Yenne di recente.
Far diventare quest’area storica una sorta di Luna Park e/o museo a cielo aperto può essere il reale obiettivo di chi da anni amministra la nostra città; infatti non cogliere i mutamenti di significato che il fenomeno turistico fa subire nel tempo, talvolta impercettibili nei momenti di svolta sociale, può essere portatore di conseguenze drammatiche per intere zone. La spersonalizzazione del centro per effetto del turismo è un problema che si è già creato in altre città come Venezia o Barcellona e noi invece dovremmo prevenire e imparare da errori già fatti da altre parti. In realtà, il turista di oggi vuole trovare l’autenticità persa in altri luoghi, e la trova se il quartiere è vissuto quotidianamente dalla gente che va a far la spesa, dal barbiere, in farmacia, a scuola, alle poste, dalla sarta, al mercato ecc., altrimenti si rischia di diventare una vetrina finta come tante altre realtà già esistenti.
Il turismo non è un fine per il quale tutto si deve sacrificare, ma è semplicemente una conseguenza del fatto che esiste un motivo per visitare un luogo e vivere un’esperienza. Ed è su questo motivo che occorre lavorare. A mio parere, in un posto pieno di memoria storica, ma poco ricco di monumenti di rilievo internazionale come può essere Cagliari, ciò che un turista può trovare ed apprezzare è proprio l’autenticità dell’esperienza; che non vuol dire il degrado pittoresco, ma vuol dire una comunità vera di persone che vive quotidianamente la sua giornata . Quindi diamo prima di tutto ai cagliaritani un valido motivo per riappropriarsi di Castello e di viverlo ogni giorno e si darà ai turisti un valido motivo per visitare la città…..e pure per ritornarci!

Fabio Farris

 

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