E Gramsci si rivoltò nella tomba…

Il Presidente Mattarella lunedì 2 ottobre sarà a Ghilarza, per omaggiare Antonio Gramsci. Il quale, in contemporanea, si darà alla break dance nella tomba.
L’inquilino del Quirinale, passato nel tempo dalla DC al PD, eseguirà in Sardegna l’operazione che la sua Sinestra svolge da decenni: prendere un po’ di storia della ex-sinistra che guardava al popolo e usarla per verniciare una scatola con dentro lobbies, multinazionali e banchieri.

Da Prodi a Renzi, la neo-sinistra ha efficacemente portato avanti, come ai tempi di Gramsci, la lotta di classe. Solo che non è quella di Gramsci, è quella di Warren Buffet, che qualche anno fa, da terzo uomo più ricco del mondo, disse: “la lotta di classe esiste, e l’abbiamo vinta noi“.

Ha portato avanti, come ai tempi di Gramsci, l’internazionalismo. Solo che ora si chiama globalizzazione, e non è quello dei lavoratori, è quello dell’alta finanza che sposta masse di denaro con un click dove più conviene; quello dei delocalizzatori che licenziano in patria spostando le fabbriche nei paesi in cui la popolazione si vende per meno, quello della “competizione”, uno dei “valori” della neo-sinistra che significa in pratica che un lavoratore italiano deve impoverirsi per costare meno di un lavoratore di un paese di cui magari non conosce neanche l’esistenza; quello del TTIP e del CETA, quello delle multinazionali che possono far causa agli stati se promulgano leggi che ne riducono i profitti; quello della Boldrini, che ha affermato candidamente che presto il nostro stile di vita sarà quello dei migranti.

A proposito dei migranti – tema dell’anno – è ovviamente nella tradizione della sinistra storica la sbandierata pulsione verso gli “ultimi”. Un cuor d’oro, quello renziano, che ha volutamente fatto in modo che i migranti arrivassero tutti in Italia. Casualmente però, anche in questo caso l’immigrazione selvaggia non conviene di certo agli “ultimi” e “medi” italiani. E probabilmente neanche ai migranti economici che arrivano sognando il SUV e dopo un paio d’anni in hotel finiscono nei parcheggi a importunare chi guida utilitarie. Di sicuro non serve agli ultimissimi del mondo, cioè quelli che non hanno i soldi per pagare gli scafisti e che si possono aiutare con meno di 1 euro al giorno, anziché 35. Poiché tutti i pretesti a supporto del fenomeno sono stati smontati tecnicamente e dal buon senso uno dopo l’altro, compresa l’ultima trincea di Boeri, resta in piedi l’ipotesi che, oltre al ghiotto giro d’affari per le varie mafie capitali, creare una guerra e una concorrenza tra lavoratori locali e importati con l’ovvia conseguenza di abbassare il costo del lavoro e/o rendere più ricattabili i lavoratori (o aspiranti) italiani, andrebbe a vantaggio di…. si, sempre la lotta di classe al contrario.

La neo-sinistra che omaggia Gramsci persegue da decenni, pian piano secondo il metodo della rana bollita, lo smantellamento delle conquiste sociali dei nostri padri e nonni. E non è solo Gramsci a doversi rivoltare nella tomba. L’art. 18, che Renzi ha abolito riuscendo là dove non era arrivato Berlusconi, era stato introdotto dal ministro democristiano Donat-Cattin.
Sotto evidente attacco progressivo sono scuola e sanità. Pare che, oltre allo stile di vita dei migranti, il futuro che ci aspetta secondo la Sinestra ci porterà anche il meglio degli USA: la sanità e l’Università bisogna pagarsele. Del resto, l’Italia, contro i suoi interessi, è subito corsa appresso agli americani nella guerra alla Libia di Gheddafi, dove esistevano i diritti universali – sconosciuti negli States – alla casa, all’assistenza sanitaria e all’istruzione, perché “violava i diritti umani”.

Sotto attacco, ovviamente, anche la pubblica amministrazione. Un apparato pletorico, elefantiaco, una palla al piede, ci vuole meno Stato, privatizzare, privatizzare! Uno di quei  concetti che a furia di sentirli diamo per scontati più delle tabelline.  Peccato che, spegnendo la tv e andando su google, si scopre che, in rapporto alla popolazione, la percentuale di dipendenti pubblici italiana (5,18%) è più bassa rispetto ai principali Stati europei: Francia (8,50%), Regno Unito (7,90%), Spagna (6,40%) e Germania (5,70%).
Sarà che privatizzare secondo il punto di vista si legge anche affare?

Ma con la fava dell’attacco alla PA, si può prendere anche il piccione del divide et ribassa.
Ad ogni cambio di ministro c’è una nuova crociata contro i famosi “furbetti del cartellino”. Resi talmente sanzionabili che più di così resta la fucilazione sommaria, ormai più che furbi sarebbero veri pirla. Ora, se un cittadino onesto si irrita verso un cittadino che non lo è, è logico ed è bene. La cosa poco credibile è che il furore etico venga da quei politici che di furbetti e furboni ne contano in numero enormemente superiore, quelli che con i furboni del capitale sono normalmente pappa e ciccia, quelli che si apprestano a lasciar proporre agli italiani come Presidente del Consiglio il pregiudicato Berlusconi. Viene da pensare che sia il pretesto per un altro bersaglio.
Casualmente, i dipendenti pubblici sono l’esempio più ingombrante di quello che nel linguaggio della Sinestra compare come un concetto dispregiativo: i “tutelati“. Definizione: tutti i lavoratori che ancora conservano almeno in parte i diritti conquistati prima degli anni ’80. Il messaggio, comune a Renzi e al suo papà adottivo Silvio, funziona così: cari precari, non tutelati, ecc. ecc., vi sembra giusto che vi sia una categoria che ha ancora qualche obsoleto privilegio come un lavoro a tempo indeterminato e persino le ferie e la malattia pagate? Invidiateli e soprattutto, non vi venga in mente di aspirare agli stessi diritti! Mica vorrete essere anche voi degli odiosi privilegiati?

Giovani contro anziani, lavoratori autonomi contro dipendenti, a tempo indeterminato contro precari, privati contro pubblici…
Nel divide et ribassa, il popolo che non possiede banche e non fa il parlamentare, da decenni, grazie ai partiti di destra, sinistra e Sinestra, e/o ai loro mandanti non fa che perdere terreno.

Nello svolgere queste operazioni, la neo-sinistra ha utilizzato un altro cavallo di battaglia di quella storica: il progressismo, che adesso chiamano Rrrrriforme. La TV pullula di schiere di neo-politiche e neo-politici di bella presenza che sembrano presi da un casting in cui la prova principale è saper pronunciare la parola “rrrriforme“.
Definizione: termine con accezione positiva di cosa sempre buona e giusta in sé, che si risolve sempre in un peggioramento delle condizioni dei cittadini comuni coinvolti in qualsivoglia ambito di applicazione. Vedi anche “cetriolo“.

Del resto, la Neo-sinistra (o Sinestra) vuol progredire, essere moderna, mica può stare ancorata a valori antistorici gramsciani come il bene del popolo, l’idea che lo Stato serva a qualcosa oltre a pagare vitalizi e stipendi ai parlamentari, ecc.
E che dire delle malsane pretese di certo popolo che vorrebbe usufruire di una decente sanità pubblica, dell’istruzione, o addirittura andare in pensione da vivi? Simili eresie, pericolose per la competizione e contrarie all’idea boldriniana di farci diventare tutti migranti, sono da bollare con un termine infamante: Populismo!

Per non parlare del reddito di cittadinanza! L’idea che si possa introdurre anche in Italia, per la neo-sinistra è stata sempre la quintessenza del populismo, quasi come l’abolizione dei privilegi parlamentari! Va bene che il reddito di cittadinanza esiste in quasi tutta Europa, ma dall’Europa abbiamo già avuto tante altre belle cose come Monti, l’austerità, ecc., e per la neo-sinistra può bastare. Al massimo – rigorosamente sotto elezioni – si può concedere qualche briciola di pseudo-redditodinonsocché, perché purtroppo – nonostante tanti menti illuminate siano all’opera per elaborare una legge elettorale di turno in grado di neutralizzare il voto dei populisti – anche loro votano.
Certi ignoranti proprio non vogliono capire che non ci sono i soldi!

I soldi – questo si lo hanno capito tutti – ci sono invece sempre e prontamente per le banche. Infatti, se il popolo per la neo-sinistra che omaggia Gramsci è populismo, le varie Monte Boschi sono il Vero e il giusto.
E a dimostrarlo ai populisti ci penserà la commissione d’inchiesta sul pollaio presieduta dalla volpe.

Ma, nonostante i tg e giornali impegnati a parlare della Raggi, un’ampia fetta di popolazione continua a non credere che cittadinanza, diritti sociali, abolizione dei vitalizi, ecc., siano follie populiste. Anche omaggiare Gramsci e avere come capitano il Re dei venditori di pentole inizia a non bastare più. Tuttavia, grazie a leggi elettorali ad hoc e alla memoria corta degli elettori, la Sinestra può sempre sperare che i populisti non arrivino alla maggioranza e nel ritorno (con sempre più cerone) di Berlusconi. Tanto l’unica differenza è che lui non omaggia Gramsci.

Foto: Gentiloni e Prodi con George Soros:

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